Bassetti: Siamo nella cultura dello scarto e non in quella dell’incontro

“Penso che i giovani siano una grande risorsa. Noi non siamo nella cultura dell’incontro, noi siamo nella cultura totale dello scarto, e quando si dice scarto si dice l’ultima tappa”. È quanto ha detto il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, concludendo la Giornata Mondiale della Gioventù a Panama, “I pontefici precedenti a Francesco – ha proseguito – hanno usato la parola ‘ultimi’, ma al Giro d’Italia anche se si arriva ultimi, siamo ancora in gara. Lo scarto è fuori, non è più un uomo, è una cosa. Ed è il tipo di mentalità corrente – dice il Papa – iniqua, cioè ingiusta, che forma gli scarti, i marginali di tutti i tipi”. “Cosa possiamo contrapporre a questa cultura, a questa mentalità? La risposta è ciò che abbiamo vissuto a Panama. È bello vedere giovani senza frontiere, giovani di razze diverse, di esperienze diverse, di paesi più poveri e più ricchi dove ci sono tante ingiustizie sociali, vederli insieme per costruire qualcosa, la cultura dell’incontro, la civiltà dell’amore, la cultura dell’altro, che è un altro me stesso”.

“Penso che i giovani siano una grande risorsa. Noi non siamo nella cultura dell’incontro, noi siamo nella cultura totale dello scarto, e quando si dice scarto si dice l’ultima tappa”. È quanto ha detto il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, concludendo la Giornata Mondiale della Gioventù a Panama, “I pontefici precedenti a Francesco – ha proseguito – hanno usato la parola ‘ultimi’, ma al Giro d’Italia anche se si arriva ultimi, siamo ancora in gara. Lo scarto è fuori, non è più un uomo, è una cosa. Ed è il tipo di mentalità corrente – dice il Papa – iniqua, cioè ingiusta, che forma gli scarti, i marginali di tutti i tipi”. “Cosa possiamo contrapporre a questa cultura, a questa mentalità? La risposta è ciò che abbiamo vissuto a Panama. È bello vedere giovani senza frontiere, giovani di razze diverse, di esperienze diverse, di paesi più poveri e più ricchi dove ci sono tante ingiustizie sociali, vederli insieme per costruire qualcosa, la cultura dell’incontro, la civiltà dell’amore, la cultura dell’altro, che è un altro me stesso”.