La Bibbia, una Parola multiculturale dall’effetto interculturale

“La Bibbia è una Parola multiculturale dall’effetto interculturale, con tradizioni cresciute e maturate a contatto e mediante l’interazione con altre culture”. Lo ha detto la scalabriniana suor Elizangela Chaves Dias, docente incaricata di lettura interculturale della Bibbia della Pontificia Università Urbaniana durante il Congresso internazionale “Comunità multiculturali per quale formazione?” organizzato nella sede dello stesso ateneo. “La Bibbia ebraica nasce dal contatto con i popoli Cananei e con le varie culture imperiali come quelle di Egitto, Assiria, Babilonia, Persia, e Roma. Ovunque, nella Bibbia possiamo notare il dialogo frequente degli ebrei o dei cristiani con la cultura di quelle terre che le hanno ospitate. Numerose sono le influenze delle civiltà dell’antico Oriente, come per esempio è accaduto per i racconti mesopotamici e con il diluvio universale”. “È risaputo – ha aggiunto – che il Nuovo Testamento è cresciuto e maturato nel contesto dell’Impero romano ed è cresciuto nelle culture ellenistiche. La chiesa primitiva è nata in un contesto multiculturale con identità etniche come i Galati, i Colossesi, i Filippesi, i Corinzi. Testimoniano la varietà di culture antiche che hanno interagito con il Vangelo della Chiesa delle origini”. La lettura della Bibbia lascia dunque un profondo spazio alla cultura delle migrazioni. “L’ambiente interculturale ideale è quello che offre lo spazio per persone di culture diverse di interagire tra loro, arricchirsi e trasformarsi reciprocamente – ha continuato suor Elizangela – Il narratore biblico è anche un vero maestro nell’arte di educare i suoi lettori sul valore dell’interculturalità. L’incontro con le narrazioni bibliche aiutano senz’altro il lettore a individuare, riconoscere e convertisi a un modello di alterità interculturale e di cordialità verso coloro che provengono da un ambiente culturale, linguistico, etnico, politico ed economico diverso”.