Messico, continua viaggio “carovana” verso gli Usa

Continua il viaggio dei migranti centroamericani verso gli Stati Uniti. A raccontare la sua esperienza al Sir è la scalabriniana suor María Arlina Barral, responsabile per la Pastorale della mobilità umana dell’arcidiocesi di Città del Messico. Nel dettaglio ci sono state circa un migliaio di persone honduregne accolte nello stadio Jesús Martínez Palillo di Città del Messico, destinato a provvisorio centro di accoglienza. “Abbiamo operato tutti insieme. Governo, Chiesa cattolica, comunità evangeliche, organizzazioni e associazioni: dall’alimentazione alle raccolte di scarpe e vestiti, dall’attenzione medica a quella psicologica. I primi arrivati hanno potuto riposare quasi una settimana, e le condizioni generali della carovana sono abbastanza buone”, spiega suor Maria. Da Città del Messico le possibili rotte per arrivare alla frontiera con gli Usa sono tre: quella occidentale, verso Tijuana e la California; quella centrale, verso Ciudad Juarez; quella orientale, verso Nuevo Laredo o Matamoros e il Texas.

Per festa San Carlo messa ringraziamento in Casa generalizia

Lo scorso 4 novembre, per la festa di San Carlo Borromeo, patrono delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo Scalabriniane, si è celebrata una Messa di ringraziamento presieduta dal Cardinale Joao Braz De Aviz, Prefetto della Congregazione per l’Istituto di Vita Consacrata e Società di vita apostolica. L’evento si è svolto nella Casa generalizia delle Scalabriniane a Roma.

Nelle sue parole di benvenuto, suor Neusa di Fatima Mariano, ha ringraziato il Cardinale per la sua presenza e per tutto il supporti esteso alla congregazione. Ha anche incoraggiato le sorelle a guardare a San Carlo come modello di riforma, collegando quel processo che la congregazione sta avendo con la riorganizzazione interna. “Anche noi siamo chiamate per grazia a seguire Gesù Cristo in questa forma singolare e necessaria di fecondità, che ‘genera Cristo’ in noi stesse, come san Carlo. Il suo zelo in missione a seguito del Buon Pastore, lo ha spinto a prendere una decisione di riforma della Chiesa e un serio viaggio di riforma interiore e di santità “.

Nella sua omelia, sottolinea il Cardinale Braz de Aviz, San Carlo “non semplicemente ha saputo come vivere la sua vita per rispondere ai bisogni della gente, ma ancor più ha agito nel comprenderli alla luce della fede”. Il cardinale ha inoltre motivato e ringraziato le sorelle per la vita e per i servizi che testimoniano nella Chiesa, in particolare nel servizio ai migranti e ai rifugiati e le ha incoraggiate a vivere la chiamata nel sapere che la vocazione alla santità deve essere percepita, compresa e vissuta. E’ stato anche evidenziato il rinnovo dei voti delle suore.

 

Foto: Festa San Carlo

Traditio Scalabriniana, no. 28

Vi presentiamo un altro numero della Traditio Scalabriniana, Sussidi per l’approfondimento, numero 28, il quale ci dà l’opportunità di ripercorrere la nostra storia partendo da Colui che ci chiama e soffermandoci sulla nostra risposta creativa al dono che abbiamo ereditato. Da questo sguardo possiamo cogliere dove annunciare e testimoniare la bella notizia del Regno e come essere gente in esodo lì dove la missione ci sta chiamando.

L’articolo Scalabrinian Spirit in 1914 and 2018 (Lo spirito scalabriniano nel 1914 e nel 2018), scritto da padre Pietro Paolo Polo cs, ci offre uno scorcio del cammino storico della formazione e della spiritualità scalabriniana nel contesto del concreto campo di missione. L’articolo di sr. Zélia Carolina Ornaghi mscs O Senhor faz história no carisma scalabrinianoesplora come il carisma ereditato dal Fondatore stia crescendo nella vita e nella testimonianza delle Suore Scalabriniane.

L’articolo di Maria Grazia Luise mss, Un Dio che scende e che “si fa scala a rovescio”,si propone di approfondire la prospettiva della nostra vita come esodo continuo, che trova senso solo quando ha il suo centro in Gesù Cristo.

Traditio Scalabriniana N28

Scalabriniane, a Piacenza il XIX capitolo provinciale

Dal primo al 4 novembre, a Piacenza, si è svolto il XIX capitolo della Provincia San Giuseppe-Europa. A partecipare all’incontro sono state 19 capitolari, 2 consorelle invitate e la moderatrice Sr. Teresa Simionato (smsd). “Il 31 ottobre è stato per noi capitolari giorno della fraternizzazione e del Pellegrinaggio a Milano per recarci presso l’Urna di San Carlo Borromeo, nostro Patrono, per intercedere da Lui la forza di essere missionarie zelanti, dinamiche e sante.

Il Capitolo non poteva avere un inizio con una data più significativa: la Festa di tutti i Santi, poiché siamo certe della loro intercessione, in questo momento particolare nella storia della Provincia San Giuseppe – spiegano suor Ermelinda Pettenon e suor Fatima Salvagni – Dopo la Celebrazione Eucaristica presieduta dal confratello P. Giovanni Meneghetti ci siamo recate nella sala Madre Lucia, luogo scelto per questi giorni di Capitolo dove la Superiora Provinciale ha ufficialmente aperto le Sessioni Capitolari”. La consigliera generale Sr. Marlene Vieira, in rappresentanza del Governo generale ha letto il messaggio di augurio, molto gradito, della Madre Generale Sr. Neusa de Fatima Mariano e di seguito la moderatrice Sr. Teresa Simionato ha svolto il Tema: ‘Il Discernimento Spirituale personale e comunitario’ sottolineando come questo possa essere un metodo o un cammino un esercizio tra la persona e Dio.

La Superiora Provinciale, Sr. Milva Caro, per la fine del Quadriennio, ha svolto un intervento che ha toccato la ristrutturazione provinciale, la riorganizzazione congregazionale, il progetto missionario. La sua riflessione si è basata anche sul Documento Finale del XIII Capitolo Generale, seguendo cinque punti essenziali: Gesù Cristo, i Migranti, le Relazioni, la Cultura Vocazionale, l’Organizzazione Interna. “Viviamo un tempo di cambiamento, di tante esigenze, di sfide, di gioia, di speranza, ma anche di timore costatando la rapidità della tecnologia – spiegano suor Ermelinda e suor Fatima – Ma, il fondatore, il beato Scalabrini, ci incoraggia dicendo che: ‘L’opera non è nostra, è di Dio’.

Il secondo giorno ci ha portate ai lavori di gruppo; all’ascolto della realtà amministrazione dei beni e economia della Provincia e a conoscere il procedimento per l’elezione della Superiora Provinciale e Consiglio; nel tardo pomeriggio abbiamo effettuato i due sondaggi previsti in vista delle elezioni definitive. Continuiamo unite nella preghiera di richiesta e di ringraziamento”.

Festa di San Carlo Borromeo, Patrono della Congregazione

Roma, 4 novembre 2018
“Santi per vocazione” (Rm 1,7).

Carissime Suore e Formande

Ogni suora missionaria scalabriniana dovrebbe essere fiera di avere San Carlo Borromeo come patrono della Congregazione, soprattutto in questo tempo storico della nostra Congregazione, carico di cambiamenti, quale il processo della riorganizzazione interna in vista di un profondo rinnovamento della nostra vita consacrata e missionaria, nella centralità a Gesù Cristo, così da essere fedeli al carisma scalabriniano ricevuto.

Di San Carlo non è facile fare una sintesi della sua intensa vita, da cui esce una figura animata dal carisma del buon pastore che dona la sua vita, senza pretendere di vedere risultati appariscenti, in una donazione totale segnata da uno zelo straordinario, che ha il suo fondamento nell’umiltà e nella povertà. Lo stesso zelo lo mosse nella decisione di intraprendere una riforma della Chiesa e un serio cammino di riforma interiore e di santità, per conformarsi sempre più al Signore Gesù. È nei confronti di se stesso, infatti, che promosse la prima e più radicale opera di rinnovamento. Così fu capace di dedicare tutto se stesso al servizio di Dio e della Chiesa.

Non si potrebbe comprendere, però, la figura del nostro patrono san Carlo Borromeo se non si conoscesse il suo rapporto di amore appassionato con il Signore Gesù, quell’amore fiducioso contemplato nell’Eucaristia e nell’amato Crocifisso, che hanno immerso san Carlo nella carità di Cristo.

L’esemplarità della vita di San Carlo, l’incisività della sua opera di pastore e di riformatore si rivelano convincenti ed attraenti e sono il frutto dell’intensità del suo amore per Cristo crocifisso. La sua grandezza nasce della profondità della sua fede e dalla totalità della sua dedizione alla missione ricevuta: in una parola, dalla sua santità.

Care Suore, anche noi, siamo chiamate per grazia a seguire Gesù Cristo in questa forma singolare e necessaria di fecondità, che “genera Cristo” in noi stesse e nei migranti e rifugiati che incontriamo nel nostro cammino di discepole e missionarie.

Siamo invitate a volgere il nostro sguardo a San Carlo, modello di santità e di zelo apostolico, il cui esempio ci ispira e ci motiva a vivere la nostra chiamata alla santità, sapendo che la vocazione alla santità va intuita, compresa, accolta e coltivata e “così, sotto l’impulso della grazia divina, con tanti gesti andiamo costruendo quella figura di santità che Dio ha voluto per noi, ma non come esseri autosufficienti bensì ‘come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio’1 (1 Pt 4,10).”

Con gioia, auguriamo a tutti voi Suore, formande e Laici Missionari Scalabriniani una benedetta e gioiosa festa di San Carlo Borromeo; motivate/i dal suo esempio possiamo continuare la missione scalabriniana, nel servizio evangelico e missionario ai migranti e ai rifugiati, con nuovo ardore e impegno.

 

Sr. Neusa de Fatima Mariano, mscs
Superiora Generale, Consiglio e Segretaria Generale

 

[1] Francesco, Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate, n.18

Nasce a Roma casa per donne rifugiate e migrante in situazioni di vulnerabilità

Nascono a Roma due case per le donne rifugiate con bambini e per le migranti in situazioni di vulnerabilità. Si chiama “Chaire Gynai”, frase in greco che sta per “Benvenuta donna”.  L’iniziativa è stata resa possibile oltre che dalla Congregazione delle suore Missionarie Scalabriniane, anche dal Dicastero della Santa Sede per il Servizio dello Sviluppo umano integrale (Sezione migranti e rifugiati) e dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, della UISG (Unione Internazionale Superiore Generali).

Le Scalabriniane hanno coinvolto anche le Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, che hanno messo a disposizione gli spazi. Oggi anche altre Congregazioni religiose femminili contribuiscono alla buona riuscita del progetto.  Le due case (tra le prime del genere in Italia) nascono in via della Pineta Sacchetti e in via Michele Mercati e saranno inaugurate il prossimo 30 settembre. Sono accolte le donne che hanno già ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiate in Italia o che potrebbero regolarizzare la loro condizione migratoria, includendo anche donne per cui è necessaria la trasformazione del tipo di permesso. Nelle due case si potrà stare per un periodo che va dai 6 mesi a un anno massimo, fino a che non abbiano raggiunto una completa autonomia e integrazione.

Una siriana, una congolese, una uganda: sono loro le prime entrate nella casa. Si tratta di persone che hanno avuto nelle loro comunità una serie di percorsi professionali che potrebbero essere utili in un processo di integrazione. Tra loro, anche una avvocatessa esperta di diritti umani.

“Per noi lavorare con i migranti è una grande grazia che conferma la nostra missione. Ringraziamo Papa Francesco per il suo appello e la sua chiamata rivolte a tutto il mondo, invitandoci ad assumere quanto a lui sta cuore, cioè le donne migranti e rifugiate con bambini; il mio ringraziamento anche alla Congregazione delle Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù che molto generosamente hanno aperto le loro case e insieme possiamo gestire le case; anche la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica con il Dicastero della Santa Sede per il Servizio dello Sviluppo umano integrale (Sezione migranti e rifugiati), sono i protagonisti di questo progetto grande, così pure la stessa UISG (Unione Internazionale Superiore Generali). Tra noi c’è una grandissima collaborazione per sostenere i migranti”, spiega suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane. “Accogliere, proteggere, promuovere, integrare sono i quattro verbi guida per Papa Francesco e sono i quattro verbi che guidano le nostre scelte pastorali, perché nessuno deve sentirsi straniero, tutti siamo figli e figlie dello stesso Padre”, ha aggiunto.


“Valorizziamo il principio della dignità umana, il diritto alla libertà e all’uguaglianza, la valorizzazione delle persone e la loro tutela – spiega suor Eleia Scariot, scalabriniana coordinatrice del progetto – L’intenzione è quella di sostenere le donne nel loro percorso di integrazione e valorizzazione professionale. La base è il riscatto della speranza: queste donne ricevono aiuto e accompagnamento umano e professionale, vivendo esperienze di convivenza, di divertimento e di spiritualità che siano rivitalizzanti per riscattare la stima di loro stesse, spesso ferita durante il loro viaggio migratorio. E nello stesso tempo queste donne e i loro figli potranno contribuire alla costruzione di una società diversa, qui nel territorio romano dove sono inserite”.

Le Suore Missionarie Scalabriniane nascono nel 1895 a Piacenza e sono attualmente presenti in 26 Paesi del mondo. Sono impegnate in attività di pastorale e assistenza diretta dei migranti in situazioni di emergenza; nei progetti formativi, nell’accompagnamento in processi di rielaborazione d’identità e di integrazione nel territorio; nel sostegno pastorale; nell’insegnamento della lingua; nel protagonismo attivo degli stessi soggetti in mobilità.

 

Brasile, Imdh partecipa a firma proposte contro scomparsa persone

Brasile, Imdh partecipa a firma proposte contro scomparsa persone

Un’agenda pubblica, composta da cinque misure prioritarie, il cui obiettivo principale è quello di garantire politiche pubbliche nazionali per prevenire e combattere la scomparsa delle persone è stata presentata ai candidati alla presidenza della Repubblica del Brasile. Il documento è stato preparato dal Consiglio federale di Medicina (CFM), dal Programma sulle persone scomparse del Ministero pubblico di San Paolo, dall’Istituto Migrazione e diritti umani (Imdh), e dalla ONG delle Madri di Sé.

Le proposte sono state inviate il 10 settembre. Lì le entità firmatarie evidenziano il numero allarmante di casi di scomparsa nel Paese. Le stime indicano che circa 50 mila bambini e adolescenti scompaiono ogni anno in Brasile. San Paolo detiene il 30% di questo totale, il più alto indice nazionale. “Vogliamo stabilire canali di dialogo con i decisori per renderli consapevoli di questo problema che affligge migliaia di famiglie brasiliane”, ha detto il presidente della CFM, Carlos Vital Tavares Corrêa Lima. Il documento evidenzia cinque misure. La prima, considerato la più importante, è quella di stabilire una notifica obbligatoria dei casi da parte delle autorità di polizia su un registro nazionale costantemente aggiornato che dia visibilità ai fatti avvenuti. Tale piattaforma era sotto la responsabilità del Ministero della Giustizia, ma è stata disattivata dopo le critiche per la mancanza di aggiornamenti. Il presidente e fondatore dell’Associazione di Ricerca e Difesa per bambini scomparsi, meglio conosciuta come ONG Madri di Sé, Ivanise Spyridon, sottolinea come sia una “vergogna” per il Paese il fatto che ci sia registro nazionale dei veicoli sottratti e non hanno uno strumento simile per aiutare nella ricerca delle persone. “Noi sosteniamo che i canali debbano essere impostati per aggiungere importanti contributi alla adozione di politiche pubbliche e per la loro effettiva attuazione, con meccanismi per evitare questa piaga sociale che viola la dignità delle persone e degrada profondamente la società”, ha detto suor Rosita Milesi, Imdh.

 

Leggere la lettera in Portoghese 

Carta Presidenciaveis

è realizzato l’incontro interprovinciale delle Suore MSCS della provincia America del Sud e Africa

“Le suore scalabriniane delle Province con sede in Brasile, (Nostra Signora Aparecida, Immacolata Concezione, Cristo Re e Maria Madre dei Migranti) accolgono con gioia e con molta speranza le decisioni prese durante l’incontro interprovinciale; la proposta della riorganizzazione interna della congregazione è un impegno per tutte”. E’ quanto scrivono in una nota le superiori provinciali delle 4 Province, protagoniste nella creazione della nuova Provincia America del Sud e Africa, al termine di un incontro che si è tenuto dal 31 agosto al 2 settembre u.s. a Jundiai – San Paolo, in Brasile. E’ stato deciso che la Provincia si chiamerà Maria, Madre dei migranti, che la sua sede sarà a San Paolo del Brasile. “Preghiamo affinché lo Spirito di Dio continui a illuminarci e a darci il dono della Saggezza in ogni passo e in ogni decisione per la configurazione della Provincia America del Sud e Africa”, continuano le superiori provinciali.

Legge: Comunicazione 10.09. l’incontro interprovinciale delle Suore MSCS della provincia America del Sud e Africa

Presenza MSCS a Ho Chi Minh City, Vietnam

La delegazione in Asia delle MSCS, lo scorso 3 agosto 2018 ha inviato le sue due prime missionarie, Suor Teresa Mercado e Suor Eufrocina Sumampong a Ho Chi Minh City, in Vietnam, l’apertura ufficiale della prima comunità MSCS nel paese è stata il 6 agosto, in questo giorno le due sorelle sono state ricevute e si sono stabilite nella loro residenza.

Questo è un dono della Divina Provvidenza, una opportunità per ampliare la missione e le vocazioni in Asia.

Ho Chi Minh City, comunemente conosciuta come Saigon, è una città nel sud del Vietnam. È riconosciuta per il ruolo cruciale che ha svolto nella guerra del Vietnam. Nel periodo successivo alla fine della guerra del Vietnam, l’immigrazione vietnamita ha visto molti rifugiati e altri migranti accolti in gran parte dai paesi occidentali e dai paesi limitrofi del Sud-est Asiatico, per motivi umanitari; con questi si calcolano anche i flussi migratori di studenti e lavoratori diretti verso i paesi alleati comunisti del Vietnam. Nonostante la guerra e il conflitto abbiano spinto la maggior parte delle migrazioni vietnamite fuori dal paese, nella seconda metà del 20° secolo, la rapida crescita economica del Vietnam ha visto le migrazioni da e verso il paese. Oggi, mentre le città del Vietnam si modernizzano rapidamente, il numero di migranti che si riversano nel paese è sorprendente. Le stime dicono che a Ho Chi Minh City il numero di migranti è quasi il 30% della popolazione.

Per inciso, il Vietnam è il quinto paese cattolico in Asia, dopo le Filippine, India, Cina e Indonesia. Dopo l’apertura politica del paese alla fine degli anni ’80, un gran numero di congregazioni religiose di origine europea sono arrivate in Vietnam per aprire comunità. Ciò ha avuto luogo, in particolare, a Ho Chi Minh City (a sud) e Vinh (a nord), che sono le due diocesi che hanno la più grande popolazione cattolica. Molti giovani vietnamiti di grandi famiglie cattoliche abbracciano con entusiasmo la vita religiosa, particolarmente attratti dalle congregazioni apostoliche e, in misura minore, dagli istituti di vita contemplativa.

Presenza MSCS a Ho Chi Minh City, Vietnam

La delegazione in Asia delle MSCS, lo scorso 3 agosto 2018 ha inviato le sue due prime missionarie, Suor Teresa Mercado e Suor Eufrocina Sumampong a Ho Chi Minh City, in Vietnam, l’apertura ufficiale della prima comunità MSCS nel paese è stata il 6 agosto, in questo giorno le due sorelle sono state ricevute e si sono stabilite nella loro residenza.

Questo è un dono della Divina Provvidenza, una opportunità per ampliare la missione e le vocazioni in Asia.

Ho Chi Minh City, comunemente conosciuta come Saigon, è una città nel sud del Vietnam. È riconosciuta per il ruolo cruciale che ha svolto nella guerra del Vietnam. Nel periodo successivo alla fine della guerra del Vietnam, l’immigrazione vietnamita ha visto molti rifugiati e altri migranti accolti in gran parte dai paesi occidentali e dai paesi limitrofi del Sud-est Asiatico, per motivi umanitari; con questi si calcolano anche i flussi migratori di studenti e lavoratori diretti verso i paesi alleati comunisti del Vietnam. Nonostante la guerra e il conflitto abbiano spinto la maggior parte delle migrazioni vietnamite fuori dal paese, nella seconda metà del 20° secolo, la rapida crescita economica del Vietnam ha visto le migrazioni da e verso il paese. Oggi, mentre le città del Vietnam si modernizzano rapidamente, il numero di migranti che si riversano nel paese è sorprendente. Le stime dicono che a Ho Chi Minh City il numero di migranti è quasi il 30% della popolazione.

Per inciso, il Vietnam è il quinto paese cattolico in Asia, dopo le Filippine, India, Cina e Indonesia. Dopo l’apertura politica del paese alla fine degli anni ’80, un gran numero di congregazioni religiose di origine europea sono arrivate in Vietnam per aprire comunità. Ciò ha avuto luogo, in particolare, a Ho Chi Minh City (a sud) e Vinh (a nord), che sono le due diocesi che hanno la più grande popolazione cattolica. Molti giovani vietnamiti di grandi famiglie cattoliche abbracciano con entusiasmo la vita religiosa, particolarmente attratti dalle congregazioni apostoliche e, in misura minore, dagli istituti di vita contemplativa.