A Siracusa suore avviano corso di cucina

A Siracusa si fa integrazione andando a scuola…di cucina. Questa è l’idea venuta alla piccola comunità delle suore missionarie scalabriniane del capoluogo siciliano che hanno avviato un piccolo percorso di formazione sulla cucina italiana dedicato ad alcune donne. Nel dettaglio, si tratta di migranti di nazionalità nigeriana, ivoriana, keniota e somala. Ciò è stato possibile grazie alla disponibilità di alcune seminariste che hanno esperienza proprio come cuoche. L’opportunità è quella di fare in modo che a tavola ci possa essere un confronto interculturale e apprezzare gusti e sapori, italiani e di altri popoli.

Il primo giugno festa per sostenere progetto Chaire Gynai a Roma

Un evento di beneficenza per sostenere le donne migranti. Questa è l’iniziativa del Progetto “Chaire Gynai” (dal greco, ‘Benvenuta donna’) iniziativa coordinata dalle Suore Missionarie Scalabriniane ed appoggiata dalla Sezione Migranti e Rifugiati, del Dicastero dello sviluppo umano e integrale della Santa Sede, progetto che prevede l’accoglienza e l’integrazione di donne, con bambini, che abbiano già ottenuto il riconoscimento di una protezione sul territorio italiano.

Il prossimo primo giugno alle 16.30, nella Casa di via della Pineta Sacchetti (zona Gemelli, a Roma) si terrà un concerto musicale e stand per la vendita di prodotti etnici creati dalle donne residenti, dolci e tante sorprese, con l’obiettivo di raccogliere fondi a sostegno dell’iniziativa. Le Case del progetto Chaire Gynai di Roma hanno aperto le loro porte a giugno 2018, offrendo ospitalità già 18 donne migranti, rifugiate con 7 bambini.

“Ero forestiero e mi avete accolto”

“Ero forestiero e mi avete accolto”: con queste parole di Gesù raccontate da Matteo nel Vangelo, è stato avviato a Siracusa un ciclo di incontri sul tema della Cultura dell’Accoglienza. Il prossimo appuntamento è il 4 maggio, all’aula magna del seminario vescovile di Noto (dalle 16.30 alle 18.30). A prendere la parola sono padre Sergio Natoli, omi, con un intervento sul magistero della Chiesa e suor Etra Modica, mscs, con gli elementi per una pastorale dei migranti.

L’iniziativa è realizzata dalla Missione Scalabriniana della città siciliana insieme all’Ufficio pastorale della cultura della Diocesi di Siracusa e della Caritas diocesana di Noto. L’evento è svolto in collaborazione con il Ciao, il Centro interculturale di aiuto e orientamento dei Fratelli Maristi di Siracusa, l’Ufficio Migrantes della stessa città e la Diocesi di Noto, la Caritas diocesana di Siracusa, la Fondazione Synaxis e lo Studio teologico San Paolo di Catania.

Buona Pasqua

Non muri ma ponti é quanto ci dice Papa Francesco;

i muri abbattuti dalla forza della Resurrezione

diventano terreno per una nuova chiesa,

una nuova società e tutti collaboriamo con Dio.

Buona Pasqua!

Superiora Generale e Consigliere

Sr. Neusa de Fatima Mariano, mscs
Sr. Etra Modica, mscs
Sr. Marlene Vieira, mscs
Sr. Albertina Pauletti, mscs
Sr. Elizabeth Pedernal, mscs
Sr. Carmen Lisot, mscs

 

“parole del Papa testimoniano necessità politica globale”

“Le parole di Papa Francesco di oggi testimoniano come sia opportuno che i Paesi del mondo si fermino con le loro costruzioni di muri (ideali e reali) per attuare una reale politica contro la tratta degli esseri umani, enorme crimine contro l’umanità. Dietro a questa condotta c’è la malavita organizzata che sfrutta i sogni dei più poveri per destabilizzare e per garantire il mantenimento dei loro affari”. A parlare è sr. Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie Scalabriniane, a margine dei lavori della  Conferenza internazionale anti tratta.

“L’impegno della Chiesa, delle suore scalabriniane, nel nostro piccolo, è costante e vuole essere un servizio – ha aggiunto –  di sensibilizzazione, di difesa e di accompagnamento. Nelle corde di chi la politica la fa per passione o per lavoro, i nostri governanti (quelli di tutto il mondo) dovrebbero fare proprio l’invito del Pontefice realizzando un percorso concreto contro la tratta. Un impegno su questo fronte vuol dire evitare le morti in mare, lo sfruttamento, le violenze, vuol dire garantire a tutti un futuro davvero migliore. Gli innumerevoli gesti di solidarietà la straordinaria generosità di alcuni comuni, di alcune parrocchie, di singoli cristiani rappresentano anche una lotta alla tratta; non possiamo credere che ci sentiamo la coscienza a posto con tutto questo, è urgente fare scelte che diano speranza ad ogni uomo e ad ogni donna sulla terra; certamente un solo Paese non può tutto: ci vuole unità reale”.

Famiglie venezuelane sono accolte nella Casa Madre Assunta

Vila Prudente – San Paolo

Sono trascorsi 124 anni dall’arrivo di Madre Assunta Marchetti, dall’Italia al Brasile, per essere qui, in questo spazio, oggi chiamato Casa Madre Assunta, casa benedetta, dalla madre degli orfani e degli abbandonati, e da tante altre persone di Dio, casa per i figli immigranti del suo tempo.

Questa stessa casa, questo cortile, queste sale, questi corridoi e le scale, ma soprattutto la cappella di nostra Signora di Lourdes, dove i piccoli piegavano le ginocchia in preghiera, e con gli occhi rivolti verso l’imponente statua del Sacro Cuore di Gesù, supplicavano il sostegno per corpo e la pace eterna per i genitori morti, questa stessa casa ha aperto le porte ad altri piccoli, ad altre famiglie, ossia alle nuove migrazioni di oggi.

Grazie alla decisione del governo generale è stato aperto uno spazio per l’accoglienza, nella casa Madre Assunta, per ospitare immigranti dal Venezuela, sei famiglie: 12 bambini e 13 adulti. Deo

Gratias! Direbbe il venerabile servo di Dio padre Giuseppe Marchetti. Deo gratias! Perché tutta la Congregazione partecipa a questo progetto di accoglienza, continuando così l’opera scalabriniana.

Questa presenza di immigrati, nella casa Madre Assunta, aiutano la comunità di Suore che vive in questo spazio ad aprirsi più intensamente all’esigenza della missionarietà. Insieme a loro cerchiamo di vivere oggi il carisma scalabriniano, essendo “migranti con i migranti”, con la certezza consolatrice della promessa di Gesù: “Chi accoglie uno di questi piccoli, accoglie me” (Mt 25, 40).

La nostra missione va dal semplice sorriso, all’insegnargli i primi elementi della lingua portoghese, della cultura, così come zelare per mantenere e custodire la fede, favorendo la partecipazione alle celebrazioni religiose, aiutandoli nella ricerca di lavoro, inserendo i bambini nella scuola e soprattutto vivendo e testimoniando la solidarietà e la fraternità universale.

Da Roraima alla città di San Paolo, nella casa Madre Assunta, si vuole aiutare a superare la logica dell’emergenza: crediamo di essere così una scintilla dell’amore provvidenziale di Dio, per questi migranti che la provvidenza ci dona oggi per servire e amare, per vivere concretamente il passo del Vangelo: “Venite benedetti del Padre mio (…), perché ero straniero e mi avete accolto a casa vostra” (Mt 25,35).

“Essere per il migrante il sorriso della patria distante” (Beato G. B. Scalabrini), questo è il nostro impegno giorno per giorno!

 

Sr. Leocadia Mezzomo, mscs
Postulatrice della Causa di Canonizzazione
di Madre Assunta Marchetti

Brasile, parte il progetto “portoghese per gli ospiti” per integrare i migranti

“È molto importante partecipare alle classi per capire le leggi del Paese, lavorare e essere in grado di comunicare meglio durante il giorno”.

A dirlo è la studentessa, originario del Venezuela, Gladys Cedeño, che partecipa al progetto “portoghese per gli ospiti”, un’iniziativa della Pastorale Migranti (SPM) della diocesi di Roraima in collaborazione con l’Università Federale (UFFR).

Secondo la coordinatrice della pastorale dei migranti, la suora scalabriniana Valdiza Carvalho, in 18 hanno concluso il corso l’anno passato e da gennaio di quest’anno ad oggi quattro sono i gruppi che continuano a dare continuità al piano.

Donne migranti: coraggiose e desiderose di vivere

Il fenomeno migratorio del triangolo settentrionale dell’America centrale (Honduras, Guatemala e El Salvador) ha radici storiche ed è il risultato dell’integrazione culturale, economica e politica dei Paesi che compongono questa regione.

Dal XX secolo e, in particolare dall’inizio dei conflitti armati, le popolazioni di migranti centroamericani hanno cercato di stabilirsi principalmente fuori dalla regione, negli Stati Uniti d’America, con l’obiettivo di sfuggire alla violenza e di migliorare la loro situazione economica. Con l’avvento della pacificazione politica e sociale di due decenni fa e l’integrazione commerciale dei Paesi, iniziamo anche a vedere un fenomeno che è stato meno analizzato, cioè quello delle popolazioni che si sono mosse a livello regionale.

Durante gli ultimi dieci anni, le cause della migrazione nella regione sono cambiate. Nel 2012 la causa principale è stata la crisi economica. A partire dal 2016, la violenza ha assunto un ruolo cruciale nel fenomeno migratorio, costringendo migliaia di famiglie ad emigrare in cerca di protezione internazionale.

I dati per la regione dell’America centrale fanno notare come la violenza sia responsabile del 90% delle richieste dei rifugiati in Messico, che è ancora il luogo di violenza da parte di “bande” e criminalità organizzata; tra il 2016 e il 2017 per il 68% ha rappresentato la ragione della partenza dai loro paesi di origine.

Aumentano gli spostamenti forzati e, allo stesso tempo, la politica migratoria restrittiva del governo degli Stati Uniti deporta migliaia di persone, molte delle quali rischiano di ritornare nel loro Paese; il Messico è un paese di destinazione e anche un grande corridoio migratorio per gli Stati Uniti.

La mancanza di informazioni della popolazione migrante sui loro diritti e sulle loro prerogative aumenta la vulnerabilità e rende il corridoio migratorio (Messico-Stati Uniti) uno spazio in cui il crimine organizzato, il traffico di droga e le stesse forze dello stato, abusano e commettono gravi crimini.

Il protagonismo femminile

Le donne portano hanno in sé una forza misteriosa, sono piene di speranza ed hanno un desiderio di superare tutti gli ostacoli che incrociano nelle loro strade. Non è diverso per le donne migranti che si mettono sulla strada dei loro figli, dei mariti e che combattono per i loro diritti, anche se tutto è in difesa della propria vita. Sono combattenti innate, ancor più quando sono minacciate o quando altri minacciano qualcuno che loro amano.

Dal loro cuore, a volte distrutto, tirano fuori un grande potere, proveniente da una fede incarnata, radicata, sentita e vissuta. Parlando con donne o giovani, tutti senza eccezione, testimoniano il loro legame a Dio e alla Madre di Dio, in particolare alla Vergine di Guadalupe: “Ogni mattina vengo qui per affidare la mia vita e la mia famiglia, chiedendo grazie e chiedendo protezione. Lei è sempre con me “, dice la signora Ester che vive nella Casa del Migrante, a Ciudad Juarez, in Messico.

Migrazione forzata

Secondo il rapporto annuale del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), le donne costituiscono quasi la metà di tutti i migranti internazionali in tutto il mondo: 95 milioni, pari al 49,6%.

I processi migratori che intraprendono hanno a che fare con una fuga dalla violenza della criminalità organizzata, dalle bande, dalla violenza familiare. Ci sono molte che lasciano i loro Paesi senza voltarsi indietro, sperimentano il peggio della migrazione, in modo forzato. L’unica cosa che portano con sé sono il desiderio per la sicurezza di sé stesse e delle loro famiglie e il loro desiderio di proteggere la vita, l’autonomia e il ritorno alla tranquillità. A poco a poco diventano più valorose, coraggiose, capaci di fare tutto per avere pace e un lavoro degno, insieme ai loro figli.

Le ragioni che hanno le donne per salvaguardare la loro vita e i loro figli sono molto forti. Sono donne migranti, lavoratrici, combattenti e guerriere che lasciano quel poco che hanno per una questione vitale. Il rischio migratorio è molto grande e violento, ma è l’unica opportunità che hanno per rimanere vive.
Mirian Magdalena, 55 anni, honduregna, volto triste e abbattuto. Ha 7 figli, il più giovane ha 27 anni, è stato fortemente minacciato, sequestrato ed ora è con lei, sono fuggiti dal crimine organizzato e dalla persecuzione. Un altro figlio di 29 anni è stato ucciso dalle bande. Lei aveva un negozio e lavorava degnamente, ma è stata perseguitata ed ha dovuto dare tutti i suoi soldi alle bande. Porta con sé le notizie della morte di suo figlio e del rapimento per confermare la sua richiesta di asilo negli Stati Uniti. Dio è stata la sua consolazione e ha molta fiducia che tutto andrà bene e potrà iniziare una nuova vita a New York.

La tratta: uno dei pericoli
Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), ci sono “2,45 milioni di vittime della tratta di esseri umani in tutto il mondo che lavorano in condizioni di sfruttamento”. Secondo le stime, ogni anno ci sono tra i 600.000 e 800.000 donne, uomini e bambini che sono vittime di tratta, passando per confini internazionali, di cui l’80% sono donne e ragazze. Queste sono costrette a lavorare nel mercato del sesso, nei servizi domestici senza tutele e a lavorare nelle fabbriche dove vengono sfruttati.

Dunque il traffico di esseri umani oggi rappresenta il commercio illecito e si colloca al terzo posto, tra i più redditizi, dopo il contrabbando di droga e armi; i suoi profitti sono stimati tra i 7.000 e i 12.000 milioni di dollari l’anno.
Secondo le stime dell’OIT, una volta che le vittime sono arrivate nel Paese di destinazione, i criminali ottengono altri 32 miliardi di dollari all’anno, la metà nei Paesi industrializzati e un terzo nei Paesi asiatici.

Juana ha 24 anni, è dell’Honduras, è la madre di Augusto di 3 anni e ha condiviso la sua esperienza durante il suo viaggio in Messico. Ha detto di essere stata vittima di tratta e di essere fuggita durante uno scontro a fuoco tra la polizia e i suoi rapitori. Juana è stata ferita con 8 proiettili e uno di questi ha attraversato il suo collo ed è uscito dal suo occhio sinistro. Al parlare della sua esperienza traumatica le lacrime scorrevano sul suo viso e non poteva continuare a condividere il suo trauma personale.

Il sogno è dall’altra parte
Sant’Ireneo visse nel secondo secolo ed aveva una frase molto appropriata: “la gloria di Dio è la vita dell’uomo” e, possiamo aggiungere, della donna. La gloria di Dio Padre è la vita dei suoi figli, e in particolare è la vita dei migranti, degli stranieri, degli orfani e delle vedove.

Non c’è gloria più grande per un padre che vedere la realizzazione del proprio figlio. È con questa stessa speranza e fiducia in Dio Padre, nella Vergine Madre che i migranti partono alla ricerca di più vita, sicurezza e lavoro “dall’altra parte”, attraversando il confine per raggiungere gli Stati Uniti.

Non possiamo negare tutta la crisi umanitaria che negli ultimi anni ha significato per migliaia di persone il migrare in tutte le forme: in treno, su strada, a piedi, attraverso le montagne, nel mezzo dei deserti, percorrendo strade difficili. Tuttavia, c’è una forza umana e divina che fa andare alla ricerca di risposte ai propri sogni, a ricercare il proprio obiettivo, a trovare la “terra promessa” e iniziare ad avere una nuova vita, anche se non è facile “andare altrove”, ma è un’opportunità e su questa rotta vediamo una grande famiglia di figli e figlie di Dio che lottano per una vita più dignitosa e piena.
“Voglio vivere e conoscere gli Stati Uniti, ho una grande speranza di concretizzare il mio sogno e se Dio vuole, riuscirò a realizzarlo”, ha detto Helena, una emigrante guatemalteca.

E come dice Papa Francesco alle donne: “La loro speciale delicatezza, sensibilità e tenerezza arricchisce lo spirito femminile, rappresenta non solo una forza genuina per la vita delle famiglie, ma per la realtà della vocazione umana”.

 

Sr. Nyzelle Juliana Dondé, mscs
Servizio Itinerante – MSCS
Ciudad Juárez, Chihuahua- Messico

Foto: Sr. Nyzelle Juliana Dondé, mscs

Famiglie venezuelane sono accolte nella Casa Madre Assunta

Vila Prudente – San Paolo

Sono trascorsi 124 anni dall’arrivo di Madre Assunta Marchetti, dall’Italia al Brasile, per essere qui, in questo spazio, oggi chiamato Casa Madre Assunta, casa benedetta, dalla madre degli orfani e degli abbandonati, e da tante altre persone di Dio, casa per i figli immigranti del suo tempo.

Questa stessa casa, questo cortile, queste sale, questi corridoi e le scale, ma soprattutto la cappella di nostra Signora di Lourdes, dove i piccoli piegavano le ginocchia in preghiera, e con gli occhi rivolti verso l’imponente statua del Sacro Cuore di Gesù, supplicavano il sostegno per corpo e la pace eterna per i genitori morti, questa stessa casa ha aperto le porte ad altri piccoli, ad altre famiglie, ossia alle nuove migrazioni di oggi.

Grazie alla decisione del governo generale è stato aperto uno spazio per l’accoglienza, nella casa Madre Assunta, per ospitare immigranti dal Venezuela, sei famiglie: 12 bambini e 13 adulti. Deo

Gratias! Direbbe il venerabile servo di Dio padre Giuseppe Marchetti. Deo gratias! Perché tutta la Congregazione partecipa a questo progetto di accoglienza, continuando così l’opera scalabriniana.

Questa presenza di immigrati, nella casa Madre Assunta, aiutano la comunità di Suore che vive in questo spazio ad aprirsi più intensamente all’esigenza della missionarietà. Insieme a loro cerchiamo di vivere oggi il carisma scalabriniano, essendo “migranti con i migranti”, con la certezza consolatrice della promessa di Gesù: “Chi accoglie uno di questi piccoli, accoglie me” (Mt 25, 40).

La nostra missione va dal semplice sorriso, all’insegnargli i primi elementi della lingua portoghese, della cultura, così come zelare per mantenere e custodire la fede, favorendo la partecipazione alle celebrazioni religiose, aiutandoli nella ricerca di lavoro, inserendo i bambini nella scuola e soprattutto vivendo e testimoniando la solidarietà e la fraternità universale.

Da Roraima alla città di San Paolo, nella casa Madre Assunta, si vuole aiutare a superare la logica dell’emergenza: crediamo di essere così una scintilla dell’amore provvidenziale di Dio, per questi migranti che la provvidenza ci dona oggi per servire e amare, per vivere concretamente il passo del Vangelo: “Venite benedetti del Padre mio (…), perché ero straniero e mi avete accolto a casa vostra” (Mt 25,35).

“Essere per il migrante il sorriso della patria distante” (Beato G. B. Scalabrini), questo è il nostro impegno giorno per giorno!

 

da: Sr. Leocadia Mezzomo, mscs
Postulatrice della Causa di Canonizzazione di Madre Assunta Marchett

Scalabriniane aprono servizio itinerante tra Messico e Usa

Proprio in concomitanza con la Giornata internazionale della donna dell’8 marzo, la Congregazione delle suore missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane ha fatto partire una nuova iniziativa della sua attività apostolica: il suo Servizio itinerante (istituito con la recente riorganizzazione congregazionale) si sposta al confine tra Messico e Stati Uniti d’America. L’obiettivo è andare a partecipare alla gestione delle emergenze migratorie lì dove si sviluppano, con la solidarietà, la preghiera e l’accompagnamento delle carovane. Saranno tre le sorelle che parteciperanno: una con un trascorso da formatrice, una con un passato tra i migranti di Chicago e una con esperienze vissute tra i migranti dell’America Latina.

“Sono tre suore che hanno avuto un’esperienza speciale e che ora svolgeranno la loro mission e in un luogo di frontiera particolarmente caldo per la migrazione – spiega suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane – Il nostro impegno è principalmente volto a donne e minori migranti, le fasce più deboli che risentono di maggiori problemi quando si trovano costrette a trasferirsi da un luogo all’altro”.

In migliaia sono i migranti che stanno raggiungendo gli Stati Uniti da tutta l’America Latina, soprattutto a causa della crisi venezuelana, e derivati dalla marcia della Carovana che ha coinvolto il popolo di Honduras, El Salvador, Guatemala, Nicaragua.

“Ci sono tanti luoghi nel mondo da cui le donne sono costrette a fuggire per continue discriminazioni – aggiunge suor Neusa – Sono ancora troppi questi luoghi e sono ancora troppe le donne che soffrono. Il nostro impegno è soprattutto legato a loro, perché sono una parte fondamentale della crescita di una comunità. E noi vogliamo seguire l’esempio di madre Assunta Marchetti, nostra confondatrice, che si rimboccò le maniche per assistere i migranti in Sud America. Noi ci sentiamo donne consacrate pronte ad assistere donne in cerca di un sorriso e di un futuro di speranza”. Il servizio itinerante è una sorta di “pronto soccorso di assistenza” realizzato dalla Congregazione delle suore missionarie scalabriniane che si sposta in relazione alle diverse emergenze migratorie che avvengono nel mondo. Questa volta si apre un fronte al confine tra Usa e Messico: nella sua prima parte, per tre mesi, è a Tijuana e Ciudad Juarez grazie alla collaborazione con la Caritas messicana. A seguire, invece, per altri tre mesi, sarà a Tapachula.