Chaire Gynai: Buon Natale e Sereno Anno Nuovo

La storia intima della pittrice Frida Kahlo raccontata a Roma

La storia più intima di una delle latinoamericane più celebri al mondo, la pittrice Frida Kahlo, arriva a Roma. Lo fa grazie a una performance teatrale organizzata dall’Assmi (Associazione suore scalabriniane a servizio per/con i migranti). Protagonista è l’attrice messicana Daniela Chang. Il suo è un racconto di una donna che a 6 anni si è ammalata di poliomelite e nonostante la sua disabilità ha lottato per l’emancipazione. ‘C’è molto della sua passione per le tradizioni preispaniche, come nel caso dell’altare dei morti – spiega la Chang – Il suo essere una donna emancipata e forte nascondeva una bambina ferita, ribelle”. L’appuntamento si tiene nella sede di Assmi, in via Alba 35 (metro Ponte Lungo). Per la prenotazione è possibile telefonare al numero 329.9366633. Al termine è previsto anche uno spettacolo di danze messicane con la ballerina Lucero Velez che fa parte del gruppo Los Rancheros. E’ previsto un contributo all’iniziativa di 5 euro.

Anniversario della nascita al cielo del venerabile servo di Dio, P. Giuseppe Marchetti

Oggi celebriamo la memoria del nostro amato cofondatore Padre Giuseppe Marchetti, a cui possiamo ben attribuire il testo evangelico delle beatitudini:

“Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.

Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli.
Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, 
diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.

Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi”.

(Mt 5, 3-12)

Giuseppe è stato un discepolo fedele che si è lasciato santificare da Gesù Cristo, un discepolo che ha conosciuto l’amore di Dio e lo ha seguito con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la volontà. Ancora, ufficialmente non possiamo chiamare p. Giuseppe Marchetti santo, però conosciamo la sua intensa vita di santità; essere santo è una missione, è un progetto del Padre per riflettere e incarnare, in un momento determinato della storia, un aspetto del Vangelo; infatti egli ha assunto l’imperativo evangelico ero forestiero e mi hai accolto come bussola della sua vita, dedicandosi totalmente al mondo migratorio, ha fatto dei migranti il centro della sua vita e, mosso da questo non ha misurato sforzi per trovare ogni mezzo per ridurre al minimo le sofferenze dei coloni, nelle fazende del suo tempo, nello stato di San Paolo.

Noi, oggi, guardando a lui come modello, di chi ha incarnato il carisma scalabriniano, troviamo orientamento per centralizzare la nostra vita in Colui che era il suo bene più prezioso e che gli fece emettere il quarto voto: non perdere neanche un quarto d’ora del suo tempo, perché spinto dalla carità di Dio vivesse la sua esistenza disponibile per Dio e per i fratelli. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici, ecco dunque in definitiva il modello di santità che ci lascia P. Giuseppe essere amici di Dio e del prossimo fino al dono della vita.

Il nostro cofondatore in soli due anni di vita ha realizzato opere che ancora oggi vivono; la sua audacia, il suo fervore, il suo entusiasmo, il suo fervore apostolico erano espressione del suo credere che Lui, il Signore era presente nei più piccoli, nei più poveri, nelle periferie; si è consegnato corpo ed anima a Dio e ai fratelli, santificandosi e la sua vita fatta di tanti piccoli dettagli quotidiani ci ha lasciato uno stile missionario fatto di intimità con il Signore e di servizio ai fratelli, così che ogni istante di p. Giuseppe era scintilla di amore donato, scalino per la santificazione.

Care Suore, formande e amici, voglia il Signore, per intercessione del venerabile servo di Dio, p. Giuseppe Marchetti, che ciascuno di noi possa accogliere quella parola di Dio e lasciarsi trasformare da essa ed essere, nel mondo delle migrazioni, segni di mitezza, di umiltà, di bontà, di pace, di consolazione: come lo è stato p. Giuseppe Marchetti, venerabile servo di Dio. Affidiamo al nostro cofondatore, in modo particolare, i governi provinciali quelli che oggi stanno concludendo la loro missione e i nuovi governi che oggi iniziano la missione per il prossimo quadriennio: che siano assistiti e condotti dallo Spirito Santo.

 

Buona festa a tutte.

1° Capitolo Provinciale della Provincia del Sud America e Africa

Tra l’11 e il 14 dicembre, 2018 a Sao Leopoldo, si sta svolgendo il 1° Capitolo elettivo provinciale della Provincia del Sud America e dell’Africa della Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo – Scalabriniane. Il motto di questo capitolo è “Passa attraverso, passa attraverso le porte, prepara un modo per la mia gente; Ho costruito, ho costruito la strada, ho rimosso le pietre. Ho creato un segno per i popoli “(Is 62:10). Partecipano al Capitolo 83 sorelle, una portavoce, Suor Maria Helena Mora, della Congregazione del Sacro Cuore di Maria e Suor Neusa de Fátima Mariano, Superiora Generale e Presidente del Capitolo. Le sorelle capitolari provengono da: Brasile, Paraguay, Argentina, Colombia, Ecuador, Sud Africa, Angola, Mozambico e Italia.

L’apertura c’è stata con la celebrazione eucaristica del 1° Capitolo provinciale elettivo, ed è stata presieduta da Mons Pedro Adilson Busin, CS Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Porto Alegre.

Nel discorso del Capitolo, suor Neusa de Fátima Mariano, Superiora generale, ha accolto tutte le sorelle e le ha invitate a un’attività di comunione, impregnata dallo Spirito Santo. Ha detto: “Dobbiamo superare i sentimenti di paura e resistenza, in modo che la collaborazione e la corresponsabilità creino un corpo coeso di vita, condivisione e missione con noi e con i migranti e i rifugiati”.

Durante il giorno, il processo di riorganizzazione è stato presentato al XIII Capitolo Generale, e la formazione, la missione apostolica e le commissioni giuridiche amministrative hanno esposto le proposte, le prospettive e le sfide per il nuovo governo provinciale. Suore rappresentanti del continente africano hanno letto la lettera: “La voce dell’Africa per le sorelle capitolari”. Per concludere la giornata è stato presentato il format per la composizione del nuovo governo e le funzioni delle consiglieri per regione e aree di servizio.

Il secondo giorno del Capitolo elettivo provinciale, dopo la lettura e l’approvazione del verbale, è proseguito con la presentazione delle funzioni delle Consigliere per regioni e aree di servizio.

In un clima di riflessione e di preghiera ha avuto luogo il processo di discernimento per l’elezione della Superiore Provinciale della Provincia del Sud America e Africa, guidato dalla consigliera suor Maria Helena Morra. Ci ha motivato a coltivare la speranza che ci spinge all’apertura alla novità dello Spirito nel procedimento dell’elezione. Suor Maria Lélis da Silva, è stato eletta nuova superiora provinciale.

La Superiora generale suor Neusa de Fatima Mariano, ha confermato l’elezione di sr. Maria Lélis da Silva e ha chiesto di accettare questo ruolo. Lei lo ha confermato.

Suor Maria Lelis da Silva è di Bonfinópolis (MG), laureata in comunicazione sociale, giornalismo e lettere. Ha 29 anni di vita religiosa consacrata, ha lavorato nella formazione di nuovi religiosi, ed ha esercitato la sua missione in varie parti del Brasile, della Colombia, e stava attualmente lavorando a Quito, in Ecuador.

La provinciale eletta si è messa al servizio della Provincia del Sud America e dell’Africa e ha chiesto la collaborazione generosa e il supporto di ciascuna delle sorelle nel cammino che la Provincia seguirà.

Alla fine tutte le sorelle capitolari l’hanno accolta con gioia e affetto.

L’unità e la preghiera sono estremamente importanti per il successo del Capitolo provinciale elettivo.

 

Messico, continua viaggio “carovana” verso gli Usa

Continua il viaggio dei migranti centroamericani verso gli Stati Uniti. A raccontare la sua esperienza al Sir è la scalabriniana suor María Arlina Barral, responsabile per la Pastorale della mobilità umana dell’arcidiocesi di Città del Messico. Nel dettaglio ci sono state circa un migliaio di persone honduregne accolte nello stadio Jesús Martínez Palillo di Città del Messico, destinato a provvisorio centro di accoglienza. “Abbiamo operato tutti insieme. Governo, Chiesa cattolica, comunità evangeliche, organizzazioni e associazioni: dall’alimentazione alle raccolte di scarpe e vestiti, dall’attenzione medica a quella psicologica. I primi arrivati hanno potuto riposare quasi una settimana, e le condizioni generali della carovana sono abbastanza buone”, spiega suor Maria. Da Città del Messico le possibili rotte per arrivare alla frontiera con gli Usa sono tre: quella occidentale, verso Tijuana e la California; quella centrale, verso Ciudad Juarez; quella orientale, verso Nuevo Laredo o Matamoros e il Texas.

Per festa San Carlo messa ringraziamento in Casa generalizia

Lo scorso 4 novembre, per la festa di San Carlo Borromeo, patrono delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo Scalabriniane, si è celebrata una Messa di ringraziamento presieduta dal Cardinale Joao Braz De Aviz, Prefetto della Congregazione per l’Istituto di Vita Consacrata e Società di vita apostolica. L’evento si è svolto nella Casa generalizia delle Scalabriniane a Roma.

Nelle sue parole di benvenuto, suor Neusa di Fatima Mariano, ha ringraziato il Cardinale per la sua presenza e per tutto il supporti esteso alla congregazione. Ha anche incoraggiato le sorelle a guardare a San Carlo come modello di riforma, collegando quel processo che la congregazione sta avendo con la riorganizzazione interna. “Anche noi siamo chiamate per grazia a seguire Gesù Cristo in questa forma singolare e necessaria di fecondità, che ‘genera Cristo’ in noi stesse, come san Carlo. Il suo zelo in missione a seguito del Buon Pastore, lo ha spinto a prendere una decisione di riforma della Chiesa e un serio viaggio di riforma interiore e di santità “.

Nella sua omelia, sottolinea il Cardinale Braz de Aviz, San Carlo “non semplicemente ha saputo come vivere la sua vita per rispondere ai bisogni della gente, ma ancor più ha agito nel comprenderli alla luce della fede”. Il cardinale ha inoltre motivato e ringraziato le sorelle per la vita e per i servizi che testimoniano nella Chiesa, in particolare nel servizio ai migranti e ai rifugiati e le ha incoraggiate a vivere la chiamata nel sapere che la vocazione alla santità deve essere percepita, compresa e vissuta. E’ stato anche evidenziato il rinnovo dei voti delle suore.

 

Foto: Festa San Carlo

Traditio Scalabriniana, no. 28

Vi presentiamo un altro numero della Traditio Scalabriniana, Sussidi per l’approfondimento, numero 28, il quale ci dà l’opportunità di ripercorrere la nostra storia partendo da Colui che ci chiama e soffermandoci sulla nostra risposta creativa al dono che abbiamo ereditato. Da questo sguardo possiamo cogliere dove annunciare e testimoniare la bella notizia del Regno e come essere gente in esodo lì dove la missione ci sta chiamando.

L’articolo Scalabrinian Spirit in 1914 and 2018 (Lo spirito scalabriniano nel 1914 e nel 2018), scritto da padre Pietro Paolo Polo cs, ci offre uno scorcio del cammino storico della formazione e della spiritualità scalabriniana nel contesto del concreto campo di missione. L’articolo di sr. Zélia Carolina Ornaghi mscs O Senhor faz história no carisma scalabrinianoesplora come il carisma ereditato dal Fondatore stia crescendo nella vita e nella testimonianza delle Suore Scalabriniane.

L’articolo di Maria Grazia Luise mss, Un Dio che scende e che “si fa scala a rovescio”,si propone di approfondire la prospettiva della nostra vita come esodo continuo, che trova senso solo quando ha il suo centro in Gesù Cristo.

Traditio Scalabriniana N28

Scalabriniane, a Piacenza il XIX capitolo provinciale

Dal primo al 4 novembre, a Piacenza, si è svolto il XIX capitolo della Provincia San Giuseppe-Europa. A partecipare all’incontro sono state 19 capitolari, 2 consorelle invitate e la moderatrice Sr. Teresa Simionato (smsd). “Il 31 ottobre è stato per noi capitolari giorno della fraternizzazione e del Pellegrinaggio a Milano per recarci presso l’Urna di San Carlo Borromeo, nostro Patrono, per intercedere da Lui la forza di essere missionarie zelanti, dinamiche e sante.

Il Capitolo non poteva avere un inizio con una data più significativa: la Festa di tutti i Santi, poiché siamo certe della loro intercessione, in questo momento particolare nella storia della Provincia San Giuseppe – spiegano suor Ermelinda Pettenon e suor Fatima Salvagni – Dopo la Celebrazione Eucaristica presieduta dal confratello P. Giovanni Meneghetti ci siamo recate nella sala Madre Lucia, luogo scelto per questi giorni di Capitolo dove la Superiora Provinciale ha ufficialmente aperto le Sessioni Capitolari”. La consigliera generale Sr. Marlene Vieira, in rappresentanza del Governo generale ha letto il messaggio di augurio, molto gradito, della Madre Generale Sr. Neusa de Fatima Mariano e di seguito la moderatrice Sr. Teresa Simionato ha svolto il Tema: ‘Il Discernimento Spirituale personale e comunitario’ sottolineando come questo possa essere un metodo o un cammino un esercizio tra la persona e Dio.

La Superiora Provinciale, Sr. Milva Caro, per la fine del Quadriennio, ha svolto un intervento che ha toccato la ristrutturazione provinciale, la riorganizzazione congregazionale, il progetto missionario. La sua riflessione si è basata anche sul Documento Finale del XIII Capitolo Generale, seguendo cinque punti essenziali: Gesù Cristo, i Migranti, le Relazioni, la Cultura Vocazionale, l’Organizzazione Interna. “Viviamo un tempo di cambiamento, di tante esigenze, di sfide, di gioia, di speranza, ma anche di timore costatando la rapidità della tecnologia – spiegano suor Ermelinda e suor Fatima – Ma, il fondatore, il beato Scalabrini, ci incoraggia dicendo che: ‘L’opera non è nostra, è di Dio’.

Il secondo giorno ci ha portate ai lavori di gruppo; all’ascolto della realtà amministrazione dei beni e economia della Provincia e a conoscere il procedimento per l’elezione della Superiora Provinciale e Consiglio; nel tardo pomeriggio abbiamo effettuato i due sondaggi previsti in vista delle elezioni definitive. Continuiamo unite nella preghiera di richiesta e di ringraziamento”.

Festa di San Carlo Borromeo, Patrono della Congregazione

Roma, 4 novembre 2018
“Santi per vocazione” (Rm 1,7).

Carissime Suore e Formande

Ogni suora missionaria scalabriniana dovrebbe essere fiera di avere San Carlo Borromeo come patrono della Congregazione, soprattutto in questo tempo storico della nostra Congregazione, carico di cambiamenti, quale il processo della riorganizzazione interna in vista di un profondo rinnovamento della nostra vita consacrata e missionaria, nella centralità a Gesù Cristo, così da essere fedeli al carisma scalabriniano ricevuto.

Di San Carlo non è facile fare una sintesi della sua intensa vita, da cui esce una figura animata dal carisma del buon pastore che dona la sua vita, senza pretendere di vedere risultati appariscenti, in una donazione totale segnata da uno zelo straordinario, che ha il suo fondamento nell’umiltà e nella povertà. Lo stesso zelo lo mosse nella decisione di intraprendere una riforma della Chiesa e un serio cammino di riforma interiore e di santità, per conformarsi sempre più al Signore Gesù. È nei confronti di se stesso, infatti, che promosse la prima e più radicale opera di rinnovamento. Così fu capace di dedicare tutto se stesso al servizio di Dio e della Chiesa.

Non si potrebbe comprendere, però, la figura del nostro patrono san Carlo Borromeo se non si conoscesse il suo rapporto di amore appassionato con il Signore Gesù, quell’amore fiducioso contemplato nell’Eucaristia e nell’amato Crocifisso, che hanno immerso san Carlo nella carità di Cristo.

L’esemplarità della vita di San Carlo, l’incisività della sua opera di pastore e di riformatore si rivelano convincenti ed attraenti e sono il frutto dell’intensità del suo amore per Cristo crocifisso. La sua grandezza nasce della profondità della sua fede e dalla totalità della sua dedizione alla missione ricevuta: in una parola, dalla sua santità.

Care Suore, anche noi, siamo chiamate per grazia a seguire Gesù Cristo in questa forma singolare e necessaria di fecondità, che “genera Cristo” in noi stesse e nei migranti e rifugiati che incontriamo nel nostro cammino di discepole e missionarie.

Siamo invitate a volgere il nostro sguardo a San Carlo, modello di santità e di zelo apostolico, il cui esempio ci ispira e ci motiva a vivere la nostra chiamata alla santità, sapendo che la vocazione alla santità va intuita, compresa, accolta e coltivata e “così, sotto l’impulso della grazia divina, con tanti gesti andiamo costruendo quella figura di santità che Dio ha voluto per noi, ma non come esseri autosufficienti bensì ‘come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio’1 (1 Pt 4,10).”

Con gioia, auguriamo a tutti voi Suore, formande e Laici Missionari Scalabriniani una benedetta e gioiosa festa di San Carlo Borromeo; motivate/i dal suo esempio possiamo continuare la missione scalabriniana, nel servizio evangelico e missionario ai migranti e ai rifugiati, con nuovo ardore e impegno.

 

Sr. Neusa de Fatima Mariano, mscs
Superiora Generale, Consiglio e Segretaria Generale

 

[1] Francesco, Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate, n.18

Nasce a Roma casa per donne rifugiate e migrante in situazioni di vulnerabilità

Nascono a Roma due case per le donne rifugiate con bambini e per le migranti in situazioni di vulnerabilità. Si chiama “Chaire Gynai”, frase in greco che sta per “Benvenuta donna”.  L’iniziativa è stata resa possibile oltre che dalla Congregazione delle suore Missionarie Scalabriniane, anche dal Dicastero della Santa Sede per il Servizio dello Sviluppo umano integrale (Sezione migranti e rifugiati) e dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, della UISG (Unione Internazionale Superiore Generali).

Le Scalabriniane hanno coinvolto anche le Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, che hanno messo a disposizione gli spazi. Oggi anche altre Congregazioni religiose femminili contribuiscono alla buona riuscita del progetto.  Le due case (tra le prime del genere in Italia) nascono in via della Pineta Sacchetti e in via Michele Mercati e saranno inaugurate il prossimo 30 settembre. Sono accolte le donne che hanno già ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiate in Italia o che potrebbero regolarizzare la loro condizione migratoria, includendo anche donne per cui è necessaria la trasformazione del tipo di permesso. Nelle due case si potrà stare per un periodo che va dai 6 mesi a un anno massimo, fino a che non abbiano raggiunto una completa autonomia e integrazione.

Una siriana, una congolese, una uganda: sono loro le prime entrate nella casa. Si tratta di persone che hanno avuto nelle loro comunità una serie di percorsi professionali che potrebbero essere utili in un processo di integrazione. Tra loro, anche una avvocatessa esperta di diritti umani.

“Per noi lavorare con i migranti è una grande grazia che conferma la nostra missione. Ringraziamo Papa Francesco per il suo appello e la sua chiamata rivolte a tutto il mondo, invitandoci ad assumere quanto a lui sta cuore, cioè le donne migranti e rifugiate con bambini; il mio ringraziamento anche alla Congregazione delle Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù che molto generosamente hanno aperto le loro case e insieme possiamo gestire le case; anche la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica con il Dicastero della Santa Sede per il Servizio dello Sviluppo umano integrale (Sezione migranti e rifugiati), sono i protagonisti di questo progetto grande, così pure la stessa UISG (Unione Internazionale Superiore Generali). Tra noi c’è una grandissima collaborazione per sostenere i migranti”, spiega suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane. “Accogliere, proteggere, promuovere, integrare sono i quattro verbi guida per Papa Francesco e sono i quattro verbi che guidano le nostre scelte pastorali, perché nessuno deve sentirsi straniero, tutti siamo figli e figlie dello stesso Padre”, ha aggiunto.


“Valorizziamo il principio della dignità umana, il diritto alla libertà e all’uguaglianza, la valorizzazione delle persone e la loro tutela – spiega suor Eleia Scariot, scalabriniana coordinatrice del progetto – L’intenzione è quella di sostenere le donne nel loro percorso di integrazione e valorizzazione professionale. La base è il riscatto della speranza: queste donne ricevono aiuto e accompagnamento umano e professionale, vivendo esperienze di convivenza, di divertimento e di spiritualità che siano rivitalizzanti per riscattare la stima di loro stesse, spesso ferita durante il loro viaggio migratorio. E nello stesso tempo queste donne e i loro figli potranno contribuire alla costruzione di una società diversa, qui nel territorio romano dove sono inserite”.

Le Suore Missionarie Scalabriniane nascono nel 1895 a Piacenza e sono attualmente presenti in 26 Paesi del mondo. Sono impegnate in attività di pastorale e assistenza diretta dei migranti in situazioni di emergenza; nei progetti formativi, nell’accompagnamento in processi di rielaborazione d’identità e di integrazione nel territorio; nel sostegno pastorale; nell’insegnamento della lingua; nel protagonismo attivo degli stessi soggetti in mobilità.