Brasile, ucciso capo popolazione indigena, Scalabriniane: frutto delle campagne di odio contro Indios

“E’ davvero allarmante l’operazione di distruzione delle popolazioni indigene del Brasile. E’ incredibile come oggi ci siano sfruttatori di ricchezze naturali che per i loro interessi economici abbiano la possibilità di entrare nel Nord della Foresta Amazzonica e uccidere un leader delle comunità Wajãpi nello stato di Amapá, in Brasile. Così vogliono apertamente invadere un territorio, distruggere la loro società, devastare un habitat straordinario”. E’ quanto dichiara in una nota suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie Scalabriniane. “Sosteniamo la campagna del Cimi, il Consiglio missionario indigeno collegato alla Conferenza episcopale Brasiliana che ha condannato senza mezze misure l’operazione sin qui condotta – aggiunge – E a passarne i guai ora è questa comunità di poco più di mille Indios. I discorsi di odio del Governo brasiliano stimolano queste azioni violente. Invece dovrebbe fare il contrario: rispettare le popolazioni indigene, adottare misure contro l’invasione delle loro zone, sostenere i loro diritti”.

Nel cuore della foresta amazzonica le suore scalabriniane si incontrano per parlare di migranti

Sviluppo sostenibile e politiche dei migranti. Questi due dei temi interconnessi che sono stati all’ordine del giorno di un corso della formazione permanente che le Suore missionarie Scalabriniane hanno svolto a Manaus, in Brasile. Nel cuore della foresta Amazzonica (la città, che conta circa due milioni di abitanti, è proprio nel centro del polmone verde del mondo) le sorelle hanno avuto modo di confrontarsi su alcuni dei temi più caldi ora nell’agenda delle politiche internazionali. Ciò, anche alla luce del sinodo che Papa Francesco ha convocato in ottobre dal titolo “Amazzonia, nuovi cammini per la Chiesa per una ecologia integrale”. L’approccio ha coinvolto aspetti biblici, spirituali, dell’accoglienza e della comunione nella diversità e dell’umanizzazione delle relazioni.
“Manaus è una delle chiavi di interpretazione del mondo di oggi – spiega suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane – E’ un esempio di come l’impatto antropico abbia effetti diretti sulla sostenibilità e di come una città così grande possa incidere anche nelle politiche di integrazione, con migranti interni al Brasile e provenienti dall’estero. Il tema scelto dal Pontefice per il sinodo ha grandi ripercussioni tra chi è migrante e rifugiato ed è per noi nuova motivazione per il concetto della cura della ‘casa comune’. L’appello di Papa Francesco ci esorta ad ‘accettare il mondo come sacramento di comunione, come forma di condivisione con Dio e con il prossimo in una scala globale’ dove tutto è interconnesso. Riflettere sul messaggio di Gesù Cristo e analizzare il messaggio del nostro fondatore, il beato monsignor Giovanni Battista Scalabrini e dei nostri cofondatori, la beata Assunta Marchetti e il venerabile padre Giuseppe Marchetti, permette di individuare le risposte alle moderne esigenze globalizzate. Aprire le porte a Cristo, tendere una mano a chi ha bisogno, affrontare le politiche dei migranti rimboccandosi le mani, mettere al centro il concetto di ‘cura’ (anche nelle politiche ambientali) sono la base”.

Corso congregazionale di formazione permanente

Manaus, 25 luglio 2019. Continuiamo il nostro cammino di formazione permanente nel cuore dell’Amazzonia, una ricchiezza culturale e spirituale, che ci rimepie di gioia, di fede e di speranza ogni giorno. La nostra formazione è intensa, permeata di spiritualità Mscs e di convivenza fraterna, come gruppo.

Stiamo bevendo dalla Fonte, attraverso persone che ci aiutano a comprendere la realtà migratoria, non solo dell’Amazzonia; questo luogo è di estrema importanza, sia perchè è un luogo sacro, sia per la nostra presenza missionaria con tante etnie.

Con gioia abbiamo celebrato diversi momenti, senza dubbio i più importanti sono state le celebrazioni eucaristiche, con la presenza della Chiesa di manaus attraverso i sacerdoti e i vescovi di questa arcidiocesi.

Per questo corso sono stati preparati contenuti molto ricchi, grazie anche alla collaborazione delle nostre consorelle siamo cresciute: sui cofondatori, conoscenze bibliche (migrazioni nella Sacra Scrittura), spiritualità e missione (carisma), le nostre fonti (Traditio), i nostri pilastri (accoglienza, itineranza e comunione nella diversità) e le nostre relazioni (umanizzazione).

Ci sono stati offerte diverse possibilità di incontri, tra cui conoscere la missione delle nostre consorelle e dei nostri confratelli, il gruppo dei LMS. Abbiamo avuto una bellissima notte culturale con danze e cibi tipici, momenti di integrazione e conoscenza di gente buona e accogliente.

Abbiamo avuto alcune visite, che ci hanno emozionate ed arricchite come missionarie, tra cui quella dell’Arcivescovo Mons. Sérgio Eduardo Castriani, che nella sua semplicità, sapienza e con la fragilità della sua malattia è venuto a darci la sua benedizione, ci ha presentato il piano di evangelizzazione dell’arcidiocesi ed ha ringraziato della nostra presenza nella sua diocesi.

Abbiamo ricevuto diversi messaggi, i quali ci hanno motivate a continuare a vedere nell’altro l’immagine del Cristo Migrante che cammina con il suo popolo, peregrinando alla ricerca di qualcosa del di più.

Il nostro ringraziamento a Sr.  Maria Lélis da Silva – Superiora Provinciale da PMMM per il suo messaggio incoraggiante e a tutte le altre comunità: il nostro grazie per l’unità, la preghiera e l’opportunità di essere qui.

La nostra gratitudine a tutte le equipes qui presenti che hanno compiuto il loro compito affinchè tutto si realizzasse nel modo migliore.

Il nostro ringraziamento specilae all’impegno di ogni partecipante presente, in special modo a Sr. Etra Modica, animatrice generale della formazione e a Sr. Carolina França, consigliera provinciale che non hanno risparmiato forze, affinchè ognuna di noi stesse bene.

Ringraziamo Dio per averci dato la possibilità di vedere le meraviglie da Lui create, qui in questo territorio, così lontano e così vicino.

Sr. Andri Vilas Boas e Sr.Emiliane Diogo

Equipe di comunicazione

 

 

Washington, Scalabriniane: Immorali motivazioni attorno ad arresto religiosi

“Quanto accaduto a Washington ha motivazioni immorali. E non ci stancheremo mai di dire il termine ‘immorale’, lo stesso che ha usato la 90enne suor Pat Murphy, che insieme a frati, sacerdoti e laici ha protestato all’interno del Senato americano ed è stata arrestata. Noi ci stringiamo con affetto attorno a suor Pat e a tutti coloro i quali piangono per scelte immorali contro gli immigrati”. A parlare è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle scalabriniane, congregazione che sin dalla sua fondazione si occupa della cura dei migranti. “E’ immorale il trattamento che l’amministrazione Usa sta infliggendo ai bimbi migranti che si trovano al confine con il Messico. E’ immorale che una suora, in preghiera, venga schedata dalle forze dell’ordine – aggiunge – E’ immorale che in un luogo che dovrebbe essere il simbolo della democrazia nel mondo si pensi che un segnale di protesta democratica debba essere sedato con fermi e arresti. E’ immorale il trattamento che subiscono i migranti nei centri di detenzione. E’ immorale che ci siano ‘frontiere calde’ nel mondo, dove invece di accogliere si costruiscono muri. Tutto ciò è immorale e disumano. E noi siamo con sr. Pat e le consorelle della Misericordia, impegnate in quei luoghi per portare un messaggio di carità cristiana”.

Migranti, Scalabriniane si uniscono ad appello Carmelitane e Clarisse

Le suore missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane sostengono l’appello delle Clarisse e delle Carmelitane inviato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte lo scorso 11 luglio. Nella lettera/appello si leggeva: “Egregio signor presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Egregio signor presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, siamo sorelle di alcuni monasteri di clarisse e carmelitane scalze, accomunate dall’unico desiderio di esprimere preoccupazione per il diffondersi in Italia di sentimenti di intolleranza, rifiuto e violenta discriminazione nei confronti dei migranti e rifugiati che cercano nelle nostre terre accoglienza e protezione. Non ci e’ stato possibile contattare tutte le fraternita’ monastiche esistenti sul territorio nazionale, ma sappiamo di essere in comunione con quante di loro condividono le stesse nostre preoccupazioni e il nostro stesso desiderio di una societa’ piu’ umana. Con questa lettera aperta vorremmo dare voce ai nostri fratelli e sorelle migranti che scappano da guerre, persecuzioni e carestie, affrontano viaggi interminabili e disumani, subiscono umiliazioni e violenze di ogni genere che ormai piu’ nessuno puo’ smentire. I racconti di sopravvissuti e soccorritori, infatti, cosi’ come le statistiche di istituzioni internazionali quali l’Acnur/Unhcr o l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e i reportage giornalistici che approfondiscono il fenomeno migratorio, ci mostrano una realta’ sempre piu’ drammatica. Facciamo nostro l’appello contenuto nel Documento sulla fratellanza umana firmato da papa Francesco e dall’imam di al-Azhar Ahmed al-Tayyeb chiedendo ‘ai leader del mondo, agli artefici della politica internazionale e dell’economia mondiale, di impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace'”. L’intervento delle Scalabriniane. Nel testo, le sorelle esprimono la loro “preoccupazione per il diffondersi in Italia di sentimenti di intolleranza, rifiuto e violenta discriminazione nei confronti dei migranti e rifugiati che cercano nelle nostre terre accoglienza e protezione”. L’appello e’ stato accolto dalla provincia San Giuseppe delle Scalabriniane (a cui fa riferimento l’Italia) e da tutta la Congregazione. Le suore, sin dalla loro fondazione nel 1895, svolgono attivita’ a sostegno delle migrazioni. La superiora provinciale suor Milva Caro sostiene l’appello di clarisse e carmelitane facendo notare “Il piu’ profondo apprezzamento, appoggio e comunione”, perche’ “in questo modo diventiamo tutti costruttori di una nuova umanita’ che mettono al centro l’umano e l’umanita’. Le Suore Scalabriniane in coscienza verso la vocazione ricevuta non possono fare diversamente e continueranno nelle loro possibilita’ ad essere un semplice strumento di mediazione e di accoglienza verso chi cerca una nuova dignita’ nel nostro Paese”. “Un impegno inter-congregazionale e’ sempre piu’ necessario, per dare l’ennesimo segnale di come la vita religiosa femminile sia contraddistinta da una sola voce – dice suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale -. Anche una lettera come questa puo’ pesare nelle coscienze civili. La preoccupazione della crescita dei sentimenti di intolleranza in Italia e’ la stessa di molti Paesi d’Europa e del resto del mondo. Far passare la migrazione come problema vuol dire mettere in discussione gli stessi valori di fratellanza e umanita’ che contraddistinguono una politica di pace”.

Corso congregazionale di formazione permanente

 

Motivate dal tema del nostro nosso corso di formazione permanente congregazionale Reincantarsi per Gesù Cristo e rafforzare la nostra gratitudine a Dio per la fiducia posta in noi e, con lo slogan“Vogliamo venire con voi, perchè abbiamo visto che Dio è con voi” (Zc 8, 23),  con questo spirito di gratitudine a Dio, che è fedele e continua a chiamare, contando sulla nostra risposta fedele, abbiamo iniziato questo tempo di grazia, di formazione permanente congregazionale; l’arrivo caloroso di 38 suore partecipanti, provenienti da varie parti del Brasile e del mondo. Il nostro cuore sta avvenendo nel cuore dell’Amazzonia – Manaus – luogo provilegiato di ricchezze naturali e di volti segnati dalla diversità di culture ed etnie; siamo nel tempo in cui la Chiesa tutta sta guardando all’Amazzonia, dopo la convocazione di Papa Francesco per il Sinodo che avverrà ad ottobre, con il tema: “Amazzonia, nuovi cammini per la Chiesa per una ecologia integrale”.

Il giorno 9 luglio siamo state accolte dall’animatrice generale della formazione, Sr. Etra Modica, che ha trasmesso alle partecipanti l’unità del governo generale leggendo il messaggio della Superiora Generale, Sr. Neusa de Fatima Mariano; le  consigliere provinciali Sr. Lucilene Carolina de França e Sr. Vicentina Roque dos Santos hanno espresso gioia e gratitudine per la realizzione di questo corso. Sr. Carolina ci ha introdotte alla realtà locale, ci ha informate sulle bellezze che avremmo sperimentato a Manaus e i diversi volti che avremmo incontrato, volti segnati da storie migratorie. Il corso è iniziato con la celebrazione eucaristica, mistero dell’amore di Dio e apice della vista cristiana e della nostra vita missionaria e consacrata.

Il primo giorno abbiamo fatto un toru city, per conoscesere le bellezze della città, la sua natura esuberante, paesaggi e volti, le costruzioni tanto significative per questo popolo; abbiamo visitato la cattedrale dedicata al Nostra Signora della Concezione e ai piedi di Maria abbiamo consegnati i nostri giorni di formazione, i bisogni della nostra conregazione e dei migranti.

Con P. Leonardo Agostini Fernandes abbiamo avuto l’opportunità di approfondire le nostre conoscenze sulla persona di Gesù Cristo, la sua centralità nella nostra vita e la conformazione a Lui. Queste giornate di studio sono state caratterizzate anche dai lavori in gruppo per approfondire la Parola di Dio, ascoltando e condividendo le esigenze e gli appelli che Dio ci fa, nella missione a noi affidata e nella realtà che ciascuna vive. Con il cuore pieno di speranza e di certe del grande amore di Dio ha per noi, abbiamo continuato il nostro cammino formativo, approfondendo la vita di coloro che ci hanno preceduto, hanno risposto donando la propria vita, la beata Assunta Marchetti e il venerabile p. Giuseppe Marchetti, giornate animate dalla nostra consorella Sr. Leocadia Mezzomo.
Il nostro incontro continuerà con gioia e impegno. Ringraziamo le comunità che ci hanno rallegrate con i loro messaggi: siamo in unità con ciascuna consorella.

Celebrato un anno di Chaire Gynai

Accogliere, proteggere, promuovere ed integrare: i 4 verbi della migrazione, lanciati da Papa Francesco, si fanno sintesi in Chaire Gynai – Benvenuta donna-, un progetto voluto dallo stesso Pontefice e abbracciato dalla Congregazione delle suore missionarie scalabriniane. Si tratta di un percorso di integrazione per donne migranti, rifugiate e per i loro piccoli che il 1 giugno, giorno in cui ricorre la festa liturgica del beato Giovanni Battista Scalabrini, ha compiuto un anno.

Chaire Gynai è un progetto realizzato con la collaborazione della Congregazione per gli Istituti di vita Consacrata e le Società di vita apostolica, l’Ufficio Migrantes della Diocesi di Roma e grazie al sostegno dell’Istituto delle Suore missionarie del Sacro Cuore di Gesù – Cabriniane- che hanno messo a disposizione le loro strutture e tutto l’impegno necessario per la realizzazione.

“E’ un progetto di semiautonomia fondato sull’accoglienza, la protezione, la promozione e l’integrazione per percorsi di vita autonoma e di processi di cittadinanza e inclusione sociale, aiutandole a superare la paura con la speranza”, spiega suor Eleia Scariot, la scalabriniana coordinatrice del progetto. Nelle due case messe a disposizione per Chaire Gynai (una in via Pineta Sacchetti, in zona Gemelli, l’altra in via Michele Mercati, ai Parioli), sono passate quest’anno diverse migranti, alcune delle quali hanno già terminato il loro percorso di semi autonomia e hanno già lasciato le case. Loro ora lavorano e sono integrate nella città di Roma.

“Sentiamo i frutti di questo progetto e ne siamo contente – dice suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane – E’ un anno pieno di gratitudine per i volontari, le istituzioni e per tutte le congregazioni che hanno partecipato in un progetto che per noi era un sogno ma che è diventato realtà”. “E’ un privilegio portare avanti questo progetto, con una profonda azione di comunione”, commenta Suor Barbara Louise Staley, superiora delle suore missionarie del Sacro Cuore di Gesù.

Traditio Scalabriniana, No. 29 “ho trasmesso, quello che anch’io ho ricevuto”

Vi presentiamo un altro numero della Traditio Scalabriniana, Sussidi per l’approfondimento, numero 29, “A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto”: sono parole di Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi (15,3), parole che esprimono al meglio il significato del termine latino traditio. Esso dice, allo stesso tempo, la necessità di ricevere e di passare: di voce in voce, da cuore a cuore, di generazione in generazione… passare ciò che anche noi abbiamo ricevuto.

Dire traditio è riconoscere che nessuno di noi incomincia per primo nella missione che gli viene affidata, ma tutti riceviamo la staffetta e siamo chiamati a fare la nostra parte per poi passarla di nuovo. E nel ricevere e passare ci è chiesta una cura speciale per le motivazioni profonde che stanno all’origine ed hanno mosso Giovanni Battista Scalabrini, fondatore e/o ispiratore dei nostri istituti come anche di tanti amici che a lui si riferiscono.

A questo vuole contribuire il nuovo numero dei sussidi alla Traditio Scalabriniana che esce in concomitanza con il 1º giugno, appuntamento scalabriniano per eccellenza. I tre articoli – che pubblichiamo ciascuno in due lingue – non sono nati “a tavolino” ma “sul campo”:

– l’approfondimento di padre Alfredo J. Gonçalves – Elementi per una lettura sapienziale delle migrazioni – proviene dal corso di formazione dei missionari giovani svoltosi a Piacenza nel giugno dello scorso anno, l’ultimo prima del capitolo generale;

– la testimonianza di Monica Martinelli – Il Sinodo della “Chiesa dalle genti”. I migranti, preziosi collaboratori del disegno di Dio – raccoglie l’esperienza fatta nella Commissione Centrale del Sinodo e condivisa anche con padre René Manenti;

– l’approfondimento di suor Elizabeth Pedernal – Riflessioni biblico-teologiche sul fenomeno della tratta di persone e del loro sfruttamento sessuale – è il frutto di tanti incontri ai quali ha partecipato come consigliera generale e, in particolare, di un recente viaggio nelle Filippine.

Ci auguriamo che anche questa pubblicazione possa servire a tener vivo nella Famiglia Scalabriniana il desiderio di ricevere e passare.

Chaire Gynai ha compiuto un anno

Accogliere, proteggere, promuovere ed integrare: i 4 verbi della migrazione, lanciati da Papa Francesco, si fanno sintesi in Chaire Gynai – Benvenuta donna-, un progetto voluto dallo stesso Pontefice e abbracciato dalla Congregazione delle suore missionarie scalabriniane. Si tratta di un percorso di integrazione per donne migranti, rifugiate e per i loro piccoli che il 1 giugno, giorno in cui ricorre la festa liturgica del beato Giovanni Battista Scalabrini, ha compiuto un anno.

Chaire Gynai è un progetto realizzato con la collaborazione della Congregazione per gli Istituti di vita Consacrata e le Società di vita apostolica, l’Ufficio Migrantes della Diocesi di Roma e grazie al sostegno dell’Istituto delle Suore missionarie del Sacro Cuore di Gesù – Cabriniane- che hanno messo a disposizione le loro strutture e tutto l’impegno necessario per la realizzazione.

“E’ un progetto di semiautonomia fondato sull’accoglienza, la protezione, la promozione e l’integrazione per percorsi di vita autonoma e di processi di cittadinanza e inclusione sociale, aiutandole a superare la paura con la speranza”, spiega suor Eleia Scariot, la scalabriniana coordinatrice del progetto. Nelle due case messe a disposizione per Chaire Gynai (una in via Pineta Sacchetti, in zona Gemelli, l’altra in via Michele Mercati, ai Parioli), sono passate quest’anno diverse migranti, alcune delle quali hanno già terminato il loro percorso di semi autonomia e hanno già lasciato le case. Loro ora lavorano e sono integrate nella città di Roma.

“Sentiamo i frutti di questo progetto e ne siamo contente – dice suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane – E’ un anno pieno di gratitudine per i volontari, le istituzioni e per tutte le congregazioni che hanno partecipato in un progetto che per noi era un sogno ma che è diventato realtà”. “E’ un privilegio portare avanti questo progetto, con una profonda azione di comunione”, commenta Suor Barbara Louise Staley, superiora delle suore missionarie del Sacro Cuore di Gesù.

Celebrazione della festa del Fondatore, il beato Giovanni Battista Scalabrini

Roma, 1° giugno 2019
Prot. n. 834/2019
Oggetto: Celebrazione della festa del Fondatore, il beato Giovanni Battista Scalabrini

Care Suore, formande, LMS e amici

La celebrazione della festa del Fondatore, il beato Giovanni Battista Scalabrini, quest’anno si riveste di un significato maggiore, ha un tono diverso perché siamo a ritmo della riorganizzazione interna della Congregazione, con la grazia di viverla anche alla luce del tema del prossimo XIV Capitolo Generale: “Cammina umilmente con il tuo Dio” (Mi 6, 8): tutto questo ci motiva a un cammino di rinnovamento interiore del nostro essere consacrato e allo stesso tempo ci dona una nuova forza spirituale, un nuovo coraggio e slancio missionario, la cui meta di questo cammino è scandita dall’azione dello Spirito Santo. Davanti a noi si aprono nuove frontiere, nuove realtà, altre culture, necessità diverse, periferie, nuove sfide per incarnare il carisma scalabriniano, in questo tempo di cambiamenti.

Nella misura in cui riflettiamo sulla visione che Scalabrini aveva dell’emigrazione e sull’attuale situazione del mondo, ci accorgeremo di quanto attuale fosse la sua pastoralità e anche di quanto fosse profonda la sua spiritualità e l’influsso sul contesto in cui egli spese la sua vita.

Una intensa vita di fede e di amore per Dio alimentava nel fondatore una spiritualità ecclesiale: egli credeva, sperava ed amava. L’eredità di Scalabrini è la missione con i migranti, un carisma per i tempi moderni e per questo, incoraggio a fare tesoro, nella nostra vita quotidiana, del dono della vocazione scalabriniana, alimentando le energie spirituali e attraverso un rinnovamento, proiettare la vita religiosa scalabriniana nel futuro, per amore dei fratelli e delle sorelle in mobilità.

Per noi, non è sufficiente conoscere alcune idee, o alcuni fatti della vita del beato Scalabrini, perché lui è molto di più di una pagina di storia o un modello per il suo tempo; egli ha camminato umilmente, facendo dell’umiltà uno stile di vita, lasciandosi interpellare, interrogare, provocare dall’umanità migrante, perché era persuaso che Dio agisce nella storia con loro e in loro.

La storia dei popoli è segnata dal fenomeno migrazioni e noi oggi, sulla scia del fondatore abbiamo l’opportunità, anche attraverso le azioni del Servizio Itinerante MSCS, che stiamo vivendo e operando in realtà diverse della Congregazione, di andare all’incontro dei migranti, potenzializzando l’itineranza nella vita della Suora Mscs, essendo presenza solidaria e profetica nel mondo della mobilità umana, aiutando così la società, la chiesa, le nostre stesse comunità religiose a ricollocare al centro la persona umana con la sua dignità unica, sentendoci inviate ad annunciare l’amore universale del Padre; camminare umilmente con il Signore, come ha vissuto il beato Scalabrini significa vivere il nostro pellegrinaggio terreno come “una costante emigrazione da noi stessi verso l’altro per condividere con lui il pane della nostra vita di battezzati e di consacrati, per lavare umilmente i piedi al viandante, per profumare l’ospite inatteso con nardo prezioso, per fermarci e guardare con occhi di amore i pellegrini feriti o offesi nella loro dignità, curandoli con la tenerezza e con la determinazione di Gesù, il buon samaritano”.

Care Suore, formande, Laici Missionari Scalabriniani sentiamoci incoraggiati ad assumere l’eredità del fondatore Giovanni Battista Scalabrini, con la stessa radicalità che è stata sua nel pensare, nel parlare e nell’agire a favore dei migranti. Anche oggi, grazie a un così grande fondatore, sentiamoci chiamate a far rifiorire la creatività scalabriniana lì, con i migranti e i rifugiati che non trovano risposte alle loro problematiche, alle loro ferite, e per la sua intercessione, possiamo accompagnarli sulle strade della ricerca di un migliore senso della vita, lì dove fede, cultura e vita si intrecciano.

Unita alle consigliere generali, alla segretaria generale auguro a tutti una gioiosa festa del fondatore, affinché possiamo viverla in comunione per mezzo della missione e della preghiera per tutti i migranti, veri portatori di nuovi tempi e “costruttori nascosti e provvidenziali della fraternità universale”.

Sr. Neusa de Fátima Mariano, mscs
Superiora Generale