Papa ricorda Lampedusa: E’ Cristo che bussa alla nostra porta

“L’incontro con l’altro è anche incontro con Cristo. Ce l’ha detto Lui stesso. È Lui che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di poter sbarcare”. Lo ha detto Papa Francesco, nel corso della sua nella cappella di Santa Marta, dove ha ricordato il settimo anniversario della sua visita a Lampedusa. “Penso alla Libia, ai campi di detenzione, agli abusi e alle violenze di cui sono vittime i migranti, ai viaggi della speranza, ai salvataggi e ai respingimenti” aggiunge.

Migranti, Scalabriniane: Sono creativi, insegnano a ravvivare la vita

L’impegno a sostegno delle migrazioni è una “grande luce” che permette di perseguire nuove sfide e strategie per il dialogo e il confronto tra i popoli. L’occasione per fare il punto delle migrazioni e per declinare così l’impegno del carisma scalabriniano su scala internazionale è stato un incontro, svolto in webinar, che ha portato proprio le Suore Missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane, a fare il punto con le proprie diverse comunità del mondo. Un impegno che le vede coinvolte in 27 Paesi e nei luoghi di frontiera più caldi, dove le emergenze si susseguono giorno dopo giorno. “E’ importante fare rete e coltivare nuove strategie per la migrazione – spiega suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane – Così siamo più forti e viviamo le sfide che abbiamo davanti. L’impegno che abbiamo è per noi una ‘grande luce’”. Nel mondo, nel solo 2019, sono stati 80 milioni i rifugiati costretti a migrare. “Abbiamo grandi sfide che passano attraverso la creazione dei corridoi umanitari a tutela dei diritti umani, l’interruzione delle politiche di costruzione dei muri, l’impegno nella lotta alla tratta, essere una maglia attiva delle reti di accoglienza umanitaria a donne e bambini in situazione di vulnerabilità”, spiega Suor Neusa che aggiunge come “i migranti oggi provocano un cambiamento e per noi sono un’opportunità per confermare il carisma scalabriniano”. A parlare nel corso dell’incontro internazionale, poi, tre esperienze simili ma allo stesso tempo diverse e che sono svolte dalle Scalabriniane in alcune aree di crisi del mondo. La prima è quella di suor Janete Aparecida Ferreira, che ha preso parte al servizio itinerante di Tijuana, al confine tra Messico e Stati Uniti d’America. “Vogliamo rispondere agli appelli dei migranti e tentare di difendere i loro progetti e di proteggere la loro vita. Siamo in un luogo di frontiera con gli Usa, dove milioni di persone passano per avere un futuro migliore”. Suor Rosa Maria Zanchin, invece, con i suoi 43 anni di vita consacrata alle spalle, si trova a Messina. “Sono in una terra di emigrazione e di immigrazione – sottolinea – Qui oggi ci sono due difficoltà, una delle quali è quella di non sapere la lingua del migrante che arriva. La seconda, è invece la difficoltà del migrante di far capire la sua storia e il suo trauma. I migranti sono creativi, non si danno per vinti, insegnano a ravvivare la vita”. Suor Eleia Scariot, invece, cura a Roma il progetto Chaire Gynai, case di accoglienza per donne rifugiate con bimbi e in situazione di vulnerabilità. “Lavoriamo con ogni donna, dal momento in cui entra in casa, con un progetto personale che nasce a partire dal sogno che loro hanno, con progetti accompagnati e controllati”, spiega. Ed è proprio questo il percorso dell’assistenza ai migranti promosso dalle Scalabriniane: la cura di ognuno, senza trattare le persone come numeri ma coscienti che dietro di loro c’è una storia sempre diversa.

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Giornata internazionale del rifugiato, Papa: assicurare loro la necessaria protezione

“Le Nazioni Unite hanno celebrato la Giornata Internazionale del Rifugiato. La crisi provocata dal coronavirus ha messo in luce l’esigenza di assicurare la necessaria protezione anche alle persone rifugiate, per garantire la loro dignità e sicurezza”. E’ quanto ha detto il Papa nel corso dell’Angelus. “Vi invito ad unirvi alla mia preghiera per un rinnovato ed efficace impegno di tutti a favore della effettiva protezione di ogni essere umano, in particolare di quanti sono stati costretti a fuggire per situazioni di grave pericolo per loro o per le loro famiglie”, ha aggiunto.

Bassetti prega per il termine della pandemia e pensa all’America Latina

“In questo mondo, segnato da tante tribolazioni, si continua a morire a migliaia di pandemia, soprattutto nei Paesi più poveri. Penso alla situazione del Brasile e del Perù, mentre chiediamo al nostro Padre, che sta nei Cieli, di liberarci da questa epidemia”. A dirlo è il cardinale Gualtiero Bassetti, nel corso della sua ultima omelia per la Santissima Trinità. “Nel brevissimo brano del Vangelo di oggi troviamo tre verbi, attraverso i quali Dio si manifesta: amare, dare e salvare. Il Padre ama il mondo e dona il figlio amato e questo figlio opera la salvezza e dona lo Spirito santo. Ecco la Trinità: una volontà unica, nei nostri confronti, la nostra salvezza e tre persone distinte, ma non separate che realizzano questo volere d’amore – aggiungono – Proprio in questo nostro ‘volere’, cari fratelli, sta la nostra responsabilità: rispondere, o meglio, corrispondere a questo amore. Se non rispondi ti condanni da solo al vuoto, al non senso. Come ci ha detto papa Francesco: ‘Lo Spirito Santo ci strappi dagli accampamenti della paura, ci spinga sulle strade del mondo, ci scuota dai nostri pregiudizi e scrolli le nostre false sicurezze'”.

Bruciano barche a Lampedusa, don Carmelo: “I migranti non sono il problema della comunità”

A Lampedusa bruciano le barche simbolo dell’accoglienza. Per il sindaco, Totò Martello, sono gesti compiuti da persone che vogliono attentare all’immagine dell’isola. Nel frattempo la Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta. E il parroco don Carmelo La Magra, in una intervista a Vatican News, commenta: “Non ci aspettavamo certo un atto del genere, ma sappiamo che sull’isola c’è chi pensa in questo modo di rivendicare degli pseudo diritti che, però, non guardano al bene comune”. “Non credo siano movimenti popolari a portare avanti questo odio, ma piccoli gruppi. Pensare che il problema della nostra comunità  siano le persone migranti è fuorviante”. “Dobbiamo ricordarci che non siamo noi a soffrire, ma questi fratelli che arrivano con i barconi. Noi abbiamo una casa dove dormire, con aria condizionata o riscaldamento a seconda della stagione, loro no”, aggiunge.

Migranti, Papa: come Gesù Cristo costretti a fuggire

“Nella fuga in Egitto il piccolo Gesù sperimenta, assieme ai suoi genitori, la tragica condizione di sfollato e profugo segnata da paura, incertezza, disagi. Purtroppo, ai nostri giorni, milioni di famiglie possono riconoscersi in questa triste realtà. Quasi ogni giorno la televisione e i giornali danno notizie di profughi che fuggono dalla fame, dalla guerra, da altri pericoli gravi, alla ricerca di sicurezza e di una vita dignitosa per sè e per le proprie famiglie. In ciascuno di loro è presente Gesù, costretto, come ai tempi di Erode, a fuggire per salvarsi. Nei loro volti siamo chiamati a riconoscere il volto del Cristo affamato, assetato, nudo, malato, forestiero e carcerato che ci interpella”. E’ quanto ha detto Papa Francesco.

“Se lo riconosciamo, saremo noi a ringraziarlo per averlo potuto incontrare, amare e servire – ha aggiunto – Le persone sfollate ci offrono questa opportunità di incontro con il Signore, anche se i nostri occhi fanno fatica a riconoscerlo: coi vestiti rotti, con i piedi sporchi, col volto deformato, il corpo piagato, incapace di parlare la nostra lingua. Si tratta di una sfida pastorale alla quale siamo chiamati a rispondere con i quattro verbi che ho indicato nel Messaggio per questa stessa Giornata nel 2018: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”.

Pandemia, Papa: Siamo tutti nella stessa barca

“La pandemia ci ha ricordato come siamo tutti sulla stessa barca. Ritrovarci ad avere preoccupazioni e timori comuni ci ha dimostrato ancora una volta che nessuno si salva da solo. Per crescere davvero dobbiamo crescere insieme, condividendo quello che abbiamo, come quel ragazzo che offrì a Gesù cinque pani d’orzo e due pesci… E bastarono per cinquemila persone”. Lo ha detto Papa Francesco nel Messaggio per la 106esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.

Migranti, Papa: “Per riconciliarsi bisogna ascoltare”

“Durante il 2020, per settimane il silenzio ha regnato nelle nostre strade. Un silenzio drammatico e inquietante, che però ci ha offerto l’occasione di ascoltare il grido di chi è più vulnerabile, degli sfollati e del nostro pianeta gravemente malato”. Lo ha detto Papa Francesco nel Messaggio per la 106esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che ricorrerà il 27 settembre prossimo. “Per riconciliarsi bisogna ascoltare”, ha aggiunto. “Nel mondo di oggi si moltiplicano i messaggi, però si sta perdendo l’attitudine ad ascoltare. Ma è solo attraverso un ascolto umile e attento che possiamo arrivare a riconciliarci davvero – ha concluso – E, ascoltando, abbiamo l’opportunita’ di riconciliarci con il prossimo, con tanti scartati, con noi stessi e con Dio, che mai si stanca di offrirci la sua misericordia”.

Migranti, Bassetti: Regolarizzare i braccianti agricoli

“Chiediamo a chi ha il compito di promuovere il bene comune di non dimenticare queste persone, questi nostri fratelli e sorelle, e di indicare le vie per una loro regolarizzazione, non solo di quelli che possono esserci ‘utili’, ma di tutti coloro che sono nel nostro Paese, come premessa indispensabile alla tutela della salute di tutti e al ripristino della legalità”. A dirlo è il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, sostenendo l’appello del Papa per la regolarizzazione dei braccianti agricoli, tra i quali tanti migranti. “Non possiamo dimenticare che in questo momento, tra i tanti che sono in grave difficoltà nel nostro Paese e ai quali come Chiesa siamo vicini ci sono almeno 600 mila persone, molte delle quali lavorano nei campi o nei servizi di cura e assistenza ai nostri anziani e alle nostre famiglie, prive di ogni diritto e di ogni sussidio – dice Bassetti al Sir – Queste persone sono gravemente esposte non solo allo sfruttamento lavorativo, ma anche per la loro stessa salute, rischiando di diventare, loro malgrado, fonte di contagio per tutti. Crediamo davvero, come ci ha ricordato Papa Francesco, che siamo sulla stessa barca, partecipi delle stesse preoccupazioni e delle stesse attese: ognuno, qualunque sia la sua provenienza, la sua età o condizione, è degno di rispetto ed è amato da Dio in modo unico”.

Coronavirus, Papa: La vita di milioni di persone è messa alla prove

“La vita di milioni di persone, nel nostro mondo già alle prese con tante sfide difficili da affrontare e oppresse dalla pandemia, è cambiata ed è messa a dura prova. Le persone più fragili, gli invisibili, le persone senza dimora rischiano di pagare il conto più pesante. Guardare ai più poveri, in questi giorni, può aiutare tutti noi a prendere coscienza di quanto ci sta realmente capitando e della nostra vera condizione”. Lo ha detto Papa Francesco in un saluto rivolto ai giornali di strada.