Ufficio delle letture

 

Colletta
O Dio, che nella beata Assunta, vergine, madre degli orfani e dei migranti,
ci hai offerto un esempio
di mite donazione e carità operosa, concedi anche a noi, per sua intercessione, la grazia di servirti generosamente

nei fratelli più bisognosi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Beata Assunta Marchetti, Vergine
Nacque nel 1871 da un’umile famiglia di Lombrici di Camaiore (Lucca, Italia). Terzogenita di undici fratelli, iniziò in famiglia la sua vita di abnegazione, sostenendo la madre, di salute precaria, nell’allevare la numerosa prole. Rimasta orfana del padre, nel 1895, all’età di 24 anni, partì con il fratello Giuseppe, missionario scalabriniano, per il Brasile, dove per cinquantatré anni visse donando tutta se stessa agli orfani abbandonati, ai più poveri tra i migranti, ai malati accolti nelle Case di Misericordia. Non tornò mai più in Italia, paga di sapere che Dio è in ogni luogo e che nessuna creatura sfugge al suo sguardo. La malferma salute le fu presto di grande pregiudizio, ma non ne arrestò il passo di missionaria dedita al sevizio dei più umili. Restò operosa fino all’ultimo, accettando di ritirarsi dalla missione soltanto pochi mesi prima della morte, avvenuta a San Paolo (Brasile) il 1° luglio 1948.

 

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Preghiera per implorare lo Spirito Santo

 

Siamo qui dinanzi a te, o Spirito Santo; sentiamo il peso delle nostre debolezze, ma siamo tutti riuniti nel tuo nome; vieni a noi, assistiti, vieni nei nostri cuori; insegnaci tu ciò che dobbiamo fare, mostraci tu il cammino da seguire, compi tu stesso quanto da noi richiesto.

Sii tu solo a suggerire e a guidare le nostre decisioni, perché tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso; non permettere che sia lesa da noi la giustizia, tu che ami l’ordine e la pace; non ci faccia sviare l’ignoranza; non ci renda parziali l’umana simpatia, non ci influenzino cariche e persone; tienici stretti a te e in nulla ci distogliamo dalla verità; fa’ che riuniti nel tuo santo nome, sappiamo contemperare bontà e fermezza insieme, così da fare tutto in armonia con te, nell’attesa che per il fedele compimento del dovere ci siano dati in futuro i premi eterni.
Amen.

Gloria al Padre…

Vieni, Santo Spirito manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori. Consolatore perfetto; ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo nella fatica, riposo, nella calura, nel riparo, nel pianto, nel conforto.

O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli. Senza la tua forza nulla è nell’uomo, nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato. Dona ai tuoi fedeli, che solo in te confidano, i tuoi santi doni. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.

 

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Liturgia delle ore, Beato G.B. Scalabrini

Gesù Cristo, Capo invisibile della Chiesa

Amate Gesù, state uniti a Gesù, che tutta la perfezione del cristiano sta appunto qui: l’unione con Gesù Cristo. Qui dimora il principio d’ogni bene, il fondamento e l’origine d’ogni nostra grandezza. Io sono la vera vite, e voi siete i tralci (cfr. Gv 15, 5). Ora siccome un tralcio, staccato dalla vite, inaridisce e muore, così morirete anche voi, se disgiunti da Gesù Cristo. L’unione con Gesù Cristo è cosa vitale per noi; tolta questa, siam morti noi, e morte sono le cose nostre e diventiamo cadaveri, come è cadavere un corpo che è privo dell’anima.

Se volete perciò che un’opera vi torni in merito, conviene unirla ai meriti di Gesù; se volete che una preghiera vi sia esaudita, conviene unirla a quella di Gesù; se volete che un dolore, un disagio, una pena vi torni a salute, conviene unirla ai dolori, ai disagi, alle pene di Gesù. È un caro fratello, a cui dobbiamo stringerci nel cammino della vita, sorreggerci, camminare con esso, perché da lui ci viene ogni grazia, il valore d’ogni azione, la forza stessa di compierla, la vita insomma, è lo spirito dell’anima nostra, spirito così vitale, che senza di esso nulla di bene si può fare pel cielo ed ogni fatica riesce inutile: «senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5).

Né solamente dobbiamo vivere di Gesù Cristo, ma ancora egli stesso deve essere la nostra vita e deve vivere in noi. Vivere in noi col suo spirito, colla sua grazia, coll’impressione de’ suoi misteri, coll’applicazione de’ suoi meriti, coll’efficacia de’ suoi Sacramenti, e, sopra tutto, con quello del suo Corpo e del suo Sangue, di maniera che possiamo dir coll’Apostolo: «non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 20).

Ciò vuol dire, scrive il mellifluo Dottore di Ginevra, S. Francesco di Sales, che Gesù abita nel nostro cuore, e vi regna da padrone e dare; che il suo spirito si estende, si dilata in noi, e come un calore vitale ci signoreggia, raddrizza tutto, riscalda tutto, santifica tutto, divinizza tutto, ed ama nel cuore, pensa nella mente, parla nella lingua, opera nelle mani; e le forze si consumano per Lui, gli studi si fanno per gloria sua, i doveri si compiono per la sua grazia, i dolori si patiscono per amor suo, i divertimenti, il nutrimento medesimo, si prendono per dar gusto a Lui, il suo trono è innalzato in mezzo al cristiano: «il regno di Dio è in mezzo a voi» (Le 17, 21).

Le cose nostre, fatte solo all’umana, fossero anche miracoli; le virtù medesime, praticate all’umana, fossero anche le virtù più eroiche, a nulla giovano per la vita eterna, se non sono fatte a riguardo di Gesù, per Gesù e con Gesù; sono colombe senz’ali che non valgono a sollevarsi nel cielo; ma unite a Gesù, s’innalzano all’ordine sovrannaturale, e allora si verifica appunto la promessa di san Paolo, che ogni momentanea e leggera tribolazione opera in noi un peso eterno smisurato di gloria (cfr. 2 Cor 4, 17).

Una moneta deve avere la impronta del suo Sovrano, poiché altrimenti non vale, non ha corso nel commercio, e le opere del cristiano devono avere la impronta di Gesù Cristo, poiché altrimenti non valgono alla compera del cielo, mentre nulla piace all’eterno suo Padre se non rende l’immagine dal Figlio suo e non ne porta in certo modo il carattere. Noi, noi medesimi, non verremo introdotti alla gloria, se non saremo trovati conformi a codesto divino Esemplare (cfr. Rom 8, 29).

RESPONSORIO Cfr. Gai 2, 20

R/. Non vivo più io, ma Cristo vive in me. * Egli mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.
V/. Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio.
R/. Egli mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.

 

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Sussidi di preghiera: Sul cammino della speranza

Introduzione

Il beato G. B. Scalabrini era un uomo di intensa preghiera, come traspa- re dalla sua vita e dai suoi numerosi scritti sull’argomento. Nella sua ulti- ma Lettera pastorale alla diocesi di Piacenza – che può considerarsi il suo testamento spirituale – egli parla con gioia del “flusso e riflusso di sup- pliche e di intercessioni” tra i viandanti della terra e coloro che hanno raggiunto la casa del Padre. “Lassù si chiama lode, estasi, amore, bea- titudine, felicità sempiterna; quaggiù è un po’ di tutto questo e si chia- ma preghiera. È appunto da questo contatto con la Divinità che l’uomo attinge sovrumana energia” (Lettera pastorale sulla preghiera, 1905).

La preghiera autentica, mettendoci in contatto con il Signore, non ci isola, ma ci spinge verso gli altri. Essa dona a noi e a tutti i migranti forza e coraggio per camminare nella comunione, scoprendo in questo incon- tro non casuale che la vita è un viaggio verso la patria vera. G. B. Scalabrini afferma: “Due grandi cose ammiro in cielo e sulla terra: in cielo la potenza del Creatore, sulla terra la potenza della preghiera… Io posso tutto per la preghiera; posso tutto in Colui che, invocato da me, da me pregato, mi corrobora, mi conforta, mi consola… La preghiera, quando sia umile, non solo agguaglia, ma supera, direi quasi, la potenza stessa di Dio: Dio è onnipotente, dice il Profeta, e chi può resistergli? La preghiera, rispondo io” (ib.).

Queste pagine, pubblicate in occasione del centenario della nascita al cielo del beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza, fonda- tore e padre dei migranti, sono una rielaborazione de “Il libro del pelle- grino scalabriniano”, edito nel 1997.

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Celebrando con Padre Giuseppe Marchetti

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“Se il chicco di grano caduto in terra non muore,
rimane solo; se muore, produce molto frutto”(Gv 12, 24).

In unità con tutte le Suore della nostra amata Congregazione, ringraziamo Dio per tutte le grazie ricevute durante questo anno e tramite il XIII Capitolo che abbiamo appena celebrato. Deo gratias! Padre Marchetti era virtuoso, ma una delle virtù che risalta maggiormente dalla sua personalità è l’atteggiamento costante del ringraziamento. In tutto e per tutto sapeva esclamare: “Deo gratias”! Ora  vogliamo sostare con Lui alcuni istanti per imparare a vivere maggiormente nella speranza e a incoraggiarci alla profezia.

Canto vocazionale

1° Lettore:  Ontologicamente l’essere umano è un chiamato a migrare continuamente dall’egocentrismo nel quale è nato all’altruismo del suo futuro; ad abbandonare la sua eccentricità in funzione di un’alterità sempre più estesa, tramite l’esercizio cosciente dell’elemento che lo costituisce: l’amore. È dall’amore che nasce spontanea la dimensione apostolica dell’esistenza come esigenza di gratuità di Cristo e di donazione. La scoperta dell’identità cristiana e della sequela porta a diventare amore stesso quanti  rimangono fuori dal circolo delimitato della comunità locale e compiere la propria funzione nell’universo ad esempio di Cristo e secondo il suo insegnamento.

Tutti: La vera missione, quella che dà continuità e che rende attuale e attiva la missione di Cristo, consiste essenzialmente e prima di tutto nell’offrire in= condizionatamente  a Lui la propria umanità.

2° Lettore: La necessità di sentirci utili ci porta all’attività apostolica nel compimento della nostra  missione e questa, a sua volta, riempie di senso la nostra vita. Tuttavia è necessario essere attenti ai pericoli dell’attivismo e della  ricerca del  successo immediato, lasciando trasparire una certa mancanza di autostima.  Quando un religioso è attivista non ha radici profonde e frutti di maturità, è semplicemente reazione, attività, servizio sociale. Il lavoro apostolico deve essere ben programmato, affinché non provochi angustia. L’attività deve essere controllata e noi non dobbiamo lasciarci controllare da essa. Dio ci ha resi signori della creazione e  del sabato.

Tutti: Perdono, Signore, perché talora abbiamo la tentazione di giudicare le persone dal loro rendimento nel lavoro o nella loro efficienza e così manchiamo di rispetto alla dignità e alla missione delle persone anziane pensionate e inferme.


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La preghiera secondo G. Battista Scalabrini – Parte 2

Ingresso e inizio della celebrazione

  1. Ingresso processionale (dall’entrata della chiesa) – Organo
    celebranti, accoliti, ministranti, croce, candelieri, turibolo, quadro del B. Scalabrini
    (l’organo suona finché i celebranti raggiungono l’altare)Benvenuto a tutti i partecipanti con la presentazione della celebrazione
    Canto iniziale:
    (durante in canto: incensazione dell’altare e del quadro del beato Scalabrini)
  2. Saluto liturgico
    Nel nome del Padre ………………………….. Amen.
    La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.
    E con il tuo spirito.
  3. Atto penitenziale
    Kyrie eleison
  4. Canto del Gloria
  5. Preghiera
    Preghiamo.
    Dio, che nel Beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo, hai donato ai migranti un solerte pastore e padre, concedici, per sua intercessione, di promuovere l’unità della famiglia umana, annunziando il Vangelo della salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli.
    Amen.

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La preghiera secondo G. Battista Scalabrini – Parte 1

Antifona d’ingresso

Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli farete torto. Tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto. Io sono il Signore vostro Dio. (Lev 19,33-34)

Colletta

O Dio, che nel Beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo, hai donato ai migranti un solerte pastore, concedici, per sua intercessione, di promuovere l’unità della famiglia umana annunziando il Vangelo della Salvezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

I Lettura Isaia 66, 18-21

Dal libro del profeta Isaia.

Io verrò a radunare tutti i popoli e tutte le lingue, essi verranno e vedranno la mia gloria. Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle genti di Tarsis, Put, Lud, Mesech, Ros, Tubal e di Grecia, ai lidi lontani che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunzieranno la mia gloria alle nazioni. Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutti i popoli come o erta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari al mio santo monte di Gerusalemme, dice il Signore, come i gli di Israele portano l’o erta su vasi puri nel tempio del Signore. Anche tra essi mi prenderò sacerdoti e leviti», dice il Signore.

Parola di Dio
Rendiamo grazie a Dio

Salmo Responsoriale Salmo 86

R: Popoli tutti, lodate il Signore.
Le sue fondamenta sono sui monti santi; il Signore ama le porte di Sion
più di tutte le dimore di Giacobbe.
Di te si dicono cose stupende,
città di Dio.

R: Popoli tutti, lodate il Signore.
Ricorderò Raab e Babilonia fra quelli che mi conoscono; ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia:
tutti là sono nati.
Si dirà di Sion: «L’uno e l’altro è nato in essa
e l’Altissimo la tiene salda».

R: Popoli tutti, lodate il Signore.
Il Signore scriverà nel libro dei popoli, «Là costui è nato».
E danzando canteranno:
«Sono in te tutte le mie sorgenti».

R: Popoli tutti, lodate il Signore.

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Liturgia delle ore Beato G.B. Scalabrini

Seconda Lettura

Dalle «Lettere Pastorali» del beato Giovanni Battista, vescovo e fondatore
(Quaresima del 1878, Tip. G. Tedeschi, Piacenza 1878)

Gesù Cristo, Capo invisibile della Chiesa

Amate Gesù, state uniti a Gesù, che tutta la perfezione del cristiano sta appunto qui: l’unione con Gesù Cristo. Qui dimora il principio d’ogni bene, il fondamento e l’origine d’ogni nostra grandezza. Io sono la vera vite, e voi siete i tralci (cfr. Gv 15, 5). Ora siccome un tralcio, staccato dalla vite, inaridisce e muore, così morirete anche voi, se disgiunti da Gesù Cristo. L’unione con Gesù Cristo è cosa vitale per noi; tolta questa, siam morti noi, e morte sono le cose nostre e diventiamo cadaveri, come è cadavere un corpo che è privo dell’anima.

Se volete perciò che un’opera vi torni in merito, conviene unirla ai meriti di Gesù; se volete che una preghiera vi sia esaudita, conviene unirla a quella di Gesù; se volete che un dolore, un disagio, una pena vi torni a salute, conviene unirla ai dolori, ai disagi, alle pene di Gesù. È un caro fratello, a cui dobbiamo stringerci nel cammino della vita, sorreggerci, camminare con esso, perché da lui ci viene ogni grazia, il valore d’ogni azione, la forza stessa di compierla, la vita insomma, è lo spirito dell’anima nostra, spirito così vitale, che senza di esso nulla di bene si può fare pel cielo ed ogni fatica riesce inutile: «senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5).

Né solamente dobbiamo vivere di Gesù Cristo, ma ancora egli stesso deve essere la nostra vita e deve vivere in noi. Vivere in noi col suo spirito, colla sua grazia, coll’impressione de’ suoi misteri, coll’applicazione de’ suoi meriti, coll’efficacia de’ suoi Sacramenti, e, sopra tutto, con quello del suo Corpo e del suo Sangue, di maniera che possiamo dir coll’Apostolo: «non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 20). Ciò vuol dire, scrive il mellifluo Dottore di Ginevra, S. Francesco di Sales, che Gesù abita nel nostro cuore, e vi regna da padrone e da re; che il suo spirito si estende, si dilata in noi, e come un calore vitale ci signoreggia, raddrizza tutto, riscalda tutto, santifica tutto, divinizza tutto, ed ama nel cuore, pensa nella mente, parla nella lingua, opera nelle mani; e le forze si consumano per Lui, gli studi si fanno per gloria sua, i doveri si compiono per la sua grazia, i dolori si patiscono per amor suo, i divertimenti, il nutrimento medesimo, si prendono per dar gusto a Lui, il suo trono è innalzato in mezzo al cristiano: «il regno di Dio è in mezzo a voi» (Le 17, 21).

Le cose nostre, fatte solo all’umana, fossero anche miracoli; le virtù medesime, praticate all’umana, fossero anche le virtù più eroiche, a nulla giovano per la vita eterna, se non sono fatte a riguardo di Gesù, per Gesù e con Gesù; sono colombe senz’ali che non valgono a sollevarsi nel cielo; ma unite a Gesù, s’innalzano all’ordine sovrannaturale, e allora si verifica appunto la promessa di san Paolo, che ogni momentanea e leggera tribolazione opera in noi un peso eterno smisurato di gloria (cfr. 2 Cor 4, 17).

Una moneta deve avere la impronta del suo Sovrano, poiché altrimenti non vale, non ha corso nel commercio, e le opere del cristiano devono avere la impronta di Gesù Cristo, poiché altrimenti non valgono alla compera del cielo, mentre nulla piace all’eterno suo Padre se non rende l’immagine dal Figlio suo e non ne porta in certo modo il carattere. Noi, noi medesimi, non verremo introdotti alla gloria, se non saremo trovati conformi a codesto divino Esemplare (cfr. Rom 8, 29).

RESPONSORIO Cfr. Gai 2, 20

R/. Non vivo più io, ma Cristo vive in me. * Egli mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.
V/. Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio.
R/. Egli mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.

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Lettera Pastorale di Mons. Vescovo di Piacenza per la Santa Quaresima, Anno 1905

 

Che cosa è infatti la preghiera?
È la elevazione dello spirito a Dio,
sorgente della vita, è il misterioso legame
di quel commercio maraviglioso che esiste
tra l’uomo e il suo eterno Fattore.
Essa impenna al volo l’anima nostra,
la solleva al di sopra di questa regione di dolore,
la trasporta in seno alla divinità.
Il corpo è sulla terra, ma l’anima è in cielo.
L’uomo parla e Dio lo ascolta,
l’uomo domanda e Dio l’esaudisce;
diciamolo arditamente,
l’uomo comanda e Dio obbedisce:
Voluntatem timentium se faciet, et deprecationem eorum exaudiet.

Anno 1905, 16.2.1905, Piacenza, Tip. G. Tedeschi, 1905, pp 37