Impegno per una riorganizzazione per la rigenerazione

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1I due giorni della IX Assemblea generale sono stati dedicati a un arricchimento spirituale e di riflessione in linea con il tema della Riorganizzazione: rivitalizzando la consacrazione, la comunione e la missione. La celebrazione Eucaristica, presieduta da P. Mario Aldegani, ha aperto la giornata. Nella sua omelia ha espresso il suo apprezzamento nel considerarci parte del processo fatto dalla Congregazione. Passando a parlare sul messaggio del Vangelo, ha condiviso che il percorso tracciato sarà significativo, fruttuoso e gioioso, solo se verrà messo Cristo al centro della nostra vita.

Impegno per una riorganizzazione per la rigenerazione. Padre Mario ha iniziato, in mattinata, la riflessione sul Vangelo di San Giovanni, che è stata straordinariamente profonda e intensa. Il testo appartiene al testamento spirituale di Gesù, e fa riferimento alle parole che ha detto nell’ultima cena ai suoi discepoli. Ha considerato che “l’elemento più importante è il legame”: tra Gesù e il Padre, tra la vite e i tralci, tra noi e Gesù e il Padre e, anche, tra noi. L’immagine è così chiara che non c’è bisogno di alcuna spiegazione: noi siamo i rami con le nostre vite trasformate e con la vocazione che abbiamo ricevuto, ed è qualcosa che ci confonde, quando pensiamo ai nostri limiti e alle nostre fragilità. Il nostro impegno è: restare in Gesù, con un rinnovamento spirituale.

2Ha presentato 4 grandi temi nel corso del primo giorno, a partire da alcune domande. La prima voleva evidenziare quale era la nostra percezione sui cambiamenti, sulla trasformazione e su come questa viene accolta. La seconda era legata ad avere un legame con la nostra fonte spirituale, rinnovamento spirituale con riferimento alla “vite e ai tralci”. In terzo luogo, i segni di speranza. In quarto luogo, gli orizzonti di impegno per una riorganizzazione per la rigenerazione. Con una maggiore consapevolezza del percorso che è stato preso, è tornato all’obiettivo del documento finale del XIII Capitolo Generale in riferimento alla riorganizzazione interna. Per lui l’obiettivo è fare in modo che l’assemblea riprenda la sfida stessa come un percorso per rivitalizzare la vita consacrata come risposta alla chiamata in vista della missione.

La riorganizzazione in un Istituto Religioso, nella Chiesa e nel mondo, è un processo di cambiamento. Cambiamento che è inevitabile. Viviamo in un tempo di cambiamenti epocali, in cui forse, un “cambiamento di mentalità” non è sufficiente, ma abbiamo bisogno di una ” mentalità di cambiamento”. Non dobbiamo avere paura dei cambiamenti. Le modifiche non sono drammatiche per la nostra generazione, ma sono una risorsa, un’opportunità, il dono dello Spirito Santo, per l’oggi e il domani. Il cambiamento richiesto è basato sul considerarci non un grande edificio, ma come una tenda. La tenda, che richiede la capacità di vivere continui cambiamenti e incertezze, è, forse, il luogo ideale per promuovere una amministrazione che consideri le persone come adulte e le apprezzi.

Ha continuato la sua riflessione dicendo che ciò che stiamo costruendo è la comunione, perché noi cresciamo sempre nell’unità, riconoscendo che il tempo è superiore allo spazio perché ci permette di lavorare a lungo termine, senza l’ossessione di risultati immediati. La priorità temporale significa iniziare processi, piuttosto che possedere spazi. L’unità prevale sui conflitti. Dobbiamo prestare attenzione alla dimensione globale, in modo che non cadiamo in una meschinità quotidiana. Allo stesso tempo, non dobbiamo perdere di vista la realtà locale, che ci permette di camminare con i piedi per terra. La pagina di breviario liturgico di Gregorio di Nassa sembra sempre attuale e stimolante: “Infatti, se l’amore prevale sulla paura, e quest’ultima si trasforma in amore, scopriremo che l’unità ci salva. Un messaggio forte nel cambiamento per credere nella persona. La congregazione è costituita da persone che sono grandi risorse così che, non perdiamo la ragione di sperare”.

3La riflessione si è poi rivolta al testo Scrutate, “Lo stato di crisi o di difficoltà è il momento in cui siamo invitati a un esercizio di discernimento; è la possibilità di scegliere con saggezza, mentre ricordiamo che la storia è tentata di salvare più di quello che verrà usato”. Le parole sono forti, ma la cosa ci riguarda: siamo invitate a ravvivare il fuoco, invece di custodire le ceneri.

Per essere un segno di speranza e per alimentare la nostra capacità di essere quel segno per gli altri, specialmente i migranti, ha presentato tre elementi: il dono della nostra vocazione, la comunità e l’Eucarestia. Ha sottolineato che il principale segno della speranza cristiana è l’ultima cena. Ci mettiamo nelle mani di coloro che forse non sono ancora nati, e un giorno saranno i nostri fratelli o sorelle. Siamo chiamati a vivere questa incertezza, ma nella gioia.

Alla sua presentazione e riflessione sul rilancio della riorganizzazione, tra le parole chiave c’è la vigilanza come profezia. Papa Francesco ci incoraggia con passione a continuare la strada a passo rapido e gioioso: “(Noi siamo) guidati dallo Spirito, (siamo) non rigidi, mai chiusi, sempre aperti alla voce di Dio che parla, che porta e che ci invita ad andare verso l’orizzonte”. Un invito risuona per noi a procedere attraverso le aspettative del mondo, riflettute e rivitalizzate nel nostro cuore, in cui sentiamo la leggerezza e il peso, in attesa dell’arrivo imprevedibile della “nube” (1Re 18, 41 – 45) che è un umile germe di una notizia che non può essere messa a tacere. La vita consacrata sta vivendo una sorta di passaggi impegnativi e nuove esigenze.

5“Svegliate il mondo! Essere Chiesa in Uscita. Profetica. Il secondo giorno è stato condotto attraverso le relazioni dei gruppi di lavoro sui segni di vitalità della Congregazione. Si sono affrontate le reazioni sul processo di riorganizzazione, in particolare sentendo il parere sul tema “Perché non si dovrebbe fare?” La riflessione prosegue, con maggiori elementi che aprono una prospettiva più ampia per capire il processo di riorganizzazione. Questi elementi: siamo chiamate ad essere profeti .. e a svegliare il mondo! Per essere un profeta c’è bisogno di un modo diverso di fare, agire e vivere!”. La conversione pastorale-missionaria: una Chiesa in uscita, verso la periferia. Questo nuovo punto di vista, che è l’adempimento del mandato evangelico “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura”, può essere raggiunto da questa chiave ermeneutica delle periferie, non solo geografiche”. Avere un carisma interculturale è essenziale, e questo non vuol dire diminuire l’importanza di ogni azione religiosa. Non dobbiamo fare un carisma rigido e uniformato. Per un apostolato nella linea della mistica è necessaria una profonda unità tra contemplazione e azione; una vita “spirituale”, senza alcuna dicotomia, né la separazione tra azione e contemplazione.

La giornata ha poi avuto la condivisione e la riflessione delle Suore, con un segno per accogliere i sentimenti, i pensieri, il percorso di movimento spirituale all’interno e con l’impegno di mettere a fuoco e approfondire di più la nostra azione concreta per il rinnovamento spirituale. Dobbiamo pensare globalmente, ma le nostre azioni saranno utili per il territorio locale. Non possiamo scegliere tra globale o locale: la nostra tensione tra la carità universale e il particolare può essere distruttiva o feconda: dipende da noi.

4Inoltre, ha sottolineato che gli atteggiamenti spirituali devono essere vissuti e condivisi. Dobbiamo guardare alle nuove esigenze e al futuro “con speranza”, il che significa che non dobbiamo sottolineare subito eventuali difficoltà e caratteristiche che sembrano poco chiare. Dobbiamo accettare con serenità qualche fallimento senza essere scoraggiate. Dobbiamo credere che, al di là delle incertezze, dei ritardi e anche degli errori, questo è il modo giusto per noi. La riflessione si è anche focalizzata sulla riorganizzazione parlando di una rivitalizzazione come di un processo necessario.
Riorganizzare per rilanciare è una pratica diffusa e molto comune negli istituti religiosi maschili e femminili, riguarda istituti piccoli e grandi, antiche e moderne congregazioni. Ma ognuno deve tener conto della sua storia e delle sue caratteristiche: possiamo imparare da tutti, ma non dobbiamo copiare nessuno. La giornata è diventata più significativa e profonda con la condivisione e la riflessione delle Suore: è stato importante accogliere i sentimenti, i pensieri, il cammino spirituale interno e l’impegno per mettere a fuoco e per approfondire di più la nostra azione concreta per il rinnovamento spirituale. La giornata si è conclusa con la celebrazione eucaristica con l’animazione fatta dalla Provincia dell’Immacolata Concezione.

6Il 20 novembre, è stato fatto un pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora di Fatima grazie alla Provincia San Giuseppe. I partecipanti all’Assemblea hanno avuto l’opportunità di una giornata di preghiera offrendo le intenzioni dell’Assemblea e della grande azione che la connota. Come previsto, le sorelle si sono unite alla programmazione del Santuario nella preghiera del Rosario alla Madonna di Fatima recitando le decine del Rosario davanti alla Madonna. E’ seguita la Celebrazione Eucaristica nella Chiesa della Santissima Trinità. Dopo il pranzo alla Casa del Pellegrino, il gruppo ha visitato la casa dei pastorelli Francisco, Giacinta e Lucia: lì dove hanno offerto le loro preghiere personali e hanno approfondito la conoscenza delle richieste della Madonna di Fatima su loro e sul mondo.
Le suore hanno poi visitato la comunità Nostra Signora del Rosario di Fatima. Le consorelle della Comunità hanno accolte calorosamente con doni e spuntini. Nello stesso tempo, per festeggiare il Patrono della Provincia Cristo Re, è stato letto un messaggio con un caloroso saluto e sono stati scambiati gli auguri tra ogni membro della Provincia e le sorelle partecipanti all’incontro.
7E’ stato un giorno di abbondanti benedizioni e grazie. Oltre alla ricchezza spirituale ricevuta nel pellegrinaggio, la Provincia di San Giuseppe ha consegnato a tutte il dono di un Rosario in un sacchettino realizzato a mano, mentre suor Beatriz Mascarello e Sr. Iolanda Zampiello hanno dato il loro benvenuto e hanno presentato il significato della presenza Scalabriniana a Fatima, come accoglienza dei pellegrini, e nel Santuario.

Le sorelle hanno offerto doni a ciascuna delle Superiori provinciali e al Governo generale. Nel frattempo la Superiora Generale ha fatto un breve discorso ringraziando le suore della comunità per la loro disponibilità e per il loro spirito di accoglienza. Nonostante la pioggia, tra le suore si sentiva la grazia e il dono della fede arricchito in questo pellegrinaggio. E’ stato molto positivo e, siamo certe, che le preghiere che erano state offerte otterranno risposta dalla bontà di Dio. Abbiamo offerto tutte le preghiere e le intenzioni delle suore della congregazione con fiducia alla Beata Vergine che non negherà di rispondere alle esigenze e alla supplica dei suoi figli.

Equipe di Comunicazione