“Nel migrante io vedo il Signore”. Scalabrini

This post is also available in: Portoghese, Brasile

Corso Congregazionale di Formazione Permanente
Jundiaí-SP – 3 – 17/01/2017
Terza comunicazione
“Nel migrante io vedo il Signore”.

(Beato Giovanni Battista Scalabrini)

In questi ultimi giorni abbiamo studiato il tema delle relazioni umanizzanti, propostoci da sr. Zenaide Martins e sr. Neuza Botelho, focalizzando su aspetti della Comunicazione non Violenta (CNV), evidenziando l’importanza del perdono nella nostra vita personale e comunitaria.

Sr. Marlene Wildner ha approfondito il contesto migratorio mondiale e le sfide nella nostra missione, mettendo in evidenza il numero di migranti minori non accompagnati, con meno di 18 anni. A conclusione della giornata, abbiamo celebrato mettendo al centro della nostra preghiera la Croce, di legno, realizzata con i resti dei barconi che hanno trasportato i nostri fratelli e sorelle migranti, approdati nell’isola di Lampedusa o che hanno perso la vita prima di sbarcare.

Padre Adalto Chitolina, dehoniano, ha riflettuto con noi sul tema della centralità diGesù Cristo nella vita consacrata. Nella vita consacrata abbiamo fatto la scelta di vivere la radicalità del Vangelo, secondo il carisma della nostra Congregazione, la cui espressione è l’amore e l’essenza dell’amore è il perdono.

Il Corso Congregazionale di Formazione Permanente ha suscitato nei nostri cuori una grande gioia ed ha ampliato quanto dobbiamo avere coscienza della dimensione umana, del vissuto della chiamata e della missione, rinnovando le nostre motivazioni più profonde. Abbiamo concluso solennemente con la celebrazione eucaristica, con un gioioso rendimento di grazie e una benedizione di invio.

Ringraziamo tutte ed ognuno e chiediamo la protezione del Beato Giovanni Battista Scalabrini e dei cofondatori Beata Assunta Marchetti e del Venerabile padre Giuseppe Marchetti, in questo tempo di riflessione e di riorganizzazione della nostra Congregazione, per alimentare nei nostri cuori il desiderio di vita, di coerenza e di verità, essendo un segno di amore e di speranza nel servizio ai migranti e ai rifugiati.