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La Famiglia Scalabriniana lancia un appello per “raccontare la migrazione”

Le direzioni generali dei tre Istituti della Famiglia Scalabriniana (composto dai padri, dalle suore e dalle laiche consacrate) si sono incontrate a Villabassa (Bolzano). L’obiettivo è stato quello di concentrare l’attenzione sulle necessità più impellenti nel settore delle migrazioni. “Stiamo vivendo un tempo in cui vecchi e nuovi conflitti sradicano migliaia di persone dalle loro case e dalla loro terra e li obbligano e cercare sicurezza altrove – dicono Padre Leonir Chiarello (superiore generale degli scalabriniani), Suor Neusa de Fatima Mariano (superiora generale delle scalabriniane) e Regina Widmann (responsabile generale delle secolari scalabriniane).

Un tempo in cui l’esasperata ricerca del proprio benessere acuisce le sperequazioni tra persone e tra popoli e costringe molti alla ricerca di opportunità in un altro Paese, dove l’accesso a queste opportunità è spesso negato; un tempo in cui per avere speranza bisogna comprarla in modo illegale e si finisce col comprare la probabilità del fallimento o della morte; un tempo in cui dominano le retoriche contro i migranti, facile strumento per ottenere consenso dando in cambio soluzioni incerte e a breve termine. Non sono frasi astratte. Pensiamo ai molti confini dove si consumano ogni giorno tante tragedie”.

Tre, sono gli orientamenti lanciati dalla Famiglia Scalabriniana. Narrare i fatti e la testimonianza perché “c’è molta ripetitività nel parlare di emigrazione. Ripetitività nello stigmatizzare i migranti come minaccia al benessere nazionale, alla sicurezza dei cittadini, al patrimonio culturale di una società”, narrare i migranti, perché “tacciono soprattutto i migranti, perché nessuno vuole sentire la loro voce. È nostro dovere creare occasioni perché i migranti raccontino e perché qualcuno ascolti, perché noi possiamo ascoltare” e ‘narrare a Dio’, perché “è possibile che proprio davanti a Dio ci si senta più lontani gli uni dagli altri, che ci si divida proprio in nome di Dio, che proprio davanti a Dio i migranti non ci accompagnino, ma dobbiamo creare occasioni per narrare insieme le nostre storie, che si intrecciano per diventare storia di salve.

Per sapere di piu clicka il Messaggio Famiglia 2019 IT

 

 

Traditio Scalabriniana n. 29

[ITA]

Presentazione 

Elementos para uma leitura sapiencial das migrações  

 Pe. Alfredo J. Gonçalves, cs.    [POR]  [ITA]  [ENG)

Il Sinodo della “Chiesa dalle genti”.  

I migranti,  preziosi collaboratori del disegno di Dio

Monica Martinelli, mss  [ITA]  [SPAN]

Reflections on the Phenomenon of Human Trafficking and Sexual Exploitation from a Biblical-Theological Perspective

Sr. Elizabeth Pedernal, mscs  [ENG]  [SPAN]  [POR] [ITA] 


Traditio Scalabriniana N. 29 – Testo Completo

Traditio Scalabriniana, No. 29 “ho trasmesso, quello che anch’io ho ricevuto”

Vi presentiamo un altro numero della Traditio Scalabriniana, Sussidi per l’approfondimento, numero 29, “A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto”: sono parole di Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi (15,3), parole che esprimono al meglio il significato del termine latino traditio. Esso dice, allo stesso tempo, la necessità di ricevere e di passare: di voce in voce, da cuore a cuore, di generazione in generazione… passare ciò che anche noi abbiamo ricevuto.

Dire traditio è riconoscere che nessuno di noi incomincia per primo nella missione che gli viene affidata, ma tutti riceviamo la staffetta e siamo chiamati a fare la nostra parte per poi passarla di nuovo. E nel ricevere e passare ci è chiesta una cura speciale per le motivazioni profonde che stanno all’origine ed hanno mosso Giovanni Battista Scalabrini, fondatore e/o ispiratore dei nostri istituti come anche di tanti amici che a lui si riferiscono.

A questo vuole contribuire il nuovo numero dei sussidi alla Traditio Scalabriniana che esce in concomitanza con il 1º giugno, appuntamento scalabriniano per eccellenza. I tre articoli – che pubblichiamo ciascuno in due lingue – non sono nati “a tavolino” ma “sul campo”:

– l’approfondimento di padre Alfredo J. Gonçalves – Elementi per una lettura sapienziale delle migrazioni – proviene dal corso di formazione dei missionari giovani svoltosi a Piacenza nel giugno dello scorso anno, l’ultimo prima del capitolo generale;

– la testimonianza di Monica Martinelli – Il Sinodo della “Chiesa dalle genti”. I migranti, preziosi collaboratori del disegno di Dio – raccoglie l’esperienza fatta nella Commissione Centrale del Sinodo e condivisa anche con padre René Manenti;

– l’approfondimento di suor Elizabeth Pedernal – Riflessioni biblico-teologiche sul fenomeno della tratta di persone e del loro sfruttamento sessuale – è il frutto di tanti incontri ai quali ha partecipato come consigliera generale e, in particolare, di un recente viaggio nelle Filippine.

Ci auguriamo che anche questa pubblicazione possa servire a tener vivo nella Famiglia Scalabriniana il desiderio di ricevere e passare.

Le direzioni generali dei tre Istituti della Famiglia Scalabriniana: aprite le porte al fratello

Le direzioni generali dei tre Istituti della Famiglia Scalabriniana, i Padri Missionari Scalabriniani, le Suore Missionarie Scalabriniane e le Missionarie Secolari Scalabriniane si sono incontrati a Roma dal 1° al 3 luglio 2018 ed hanno concluso il loro incontro con questo comunicato:

“L’emigrazione è un fenomeno epocale che sta scuotendo le strutture delle nazioni ad ogni latitudine. E’ certamente un problema, che nasce dalla somma di tanti problemi, ma come tutti i problemi dipende da noi trasformarlo in una tragedia o in una ricchezza. La storia dei popoli è stata fatta da grandi ondate migratorie, e noi oggi abbiamo la chance di viverne una, con il vantaggio di poterne leggere a livello mondiale le cause e gli effetti e quindi anche di ricavarne un surplus di umanità. Dobbiamo diventare gli attori di un progresso della coscienza della dignità umana propria di ogni uomo, possiamo contribuire alla ricomposizione di un quadro generale in cui l’ecologia umana si inserisca nell’ecologia della natura.

Riteniamo che sempre di più acquistano attualità i quattro verbi con cui Papa Francesco, nella giornata mondiale del Migrante di quest’anno, ha chiesto ai popoli e alle nazioni di affrontare il tema dei migranti: Accogliere, proteggere, promuovere, integrare.

C’è un grande ostacolo su questa strada, ed è la paura, paura di perdere il proprio benessere, paura di perdere la propria identità, paura dell’altro. Si tratta di un sentimento profondo, che va ascoltato, ma per aiutare a superarlo: la paura porta alla chiusura e la chiusura porta alla morte.

Molta stampa e molti media rinfocolano questa paura, amplificando fatti negativi e ignorando del tutto le buone pratiche di accoglienza e di integrazione che nascono un po’ dovunque soprattutto dal volontariato.

Se vogliamo perseguire la strada della felicità, che è la strada che cerca ogni cuore umano, dobbiamo perseguire la strada delle fraternità, rinnovando e attualizzando oggi l’appello con cui San Giovanni Paolo II apriva il suo pontificato: aprite le porte a Cristo.

Oggi siamo chiamati a ripetere lo stesso grido: aprite le porte al fratello”.