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LIbia: Exodus dalla Tunisia

Tunisi- “ Al campo migranti di Qasr Bin Gashsir si sta per consumare una carneficina, con cinquecento migranti, bambini, donne e uomini, che ormai da sei giorni sono senza cibo e con scarsissime scorte d’acqua. Oggi pomeriggio le forze di polizia del governo di Tripoli sono arrivate al campo e hanno provato a trasferire i migranti nel campo di Zintan. Quelle donne e quegli uomini si sono rifiutati di salire sui pullman e hanno chiesto di essere immediatamente evacuati dalla Libia. Sul piatto di questa trattativa che l’Europa finge di non conoscere, quelle persone hanno messo le loro vite”: è il racconto di Michelangelo Severgnini, il fondatore della piattaforma Exodus, che ormai da quasi un anno raccoglie in diretta le voci e i volti dei migranti africani diventati schiavi nei lager libici.

Il campo di Qasr Bin Gashsir si trova esattamente sulla linea di fuoco dei combattimenti tra le forze di Tripoli e l’esercito del generale Haftar. “Dopo una lunga trattativa con i poliziotti libici – continua Severgnini, che ha raccolto le testimonianze direttamente dai migranti bloccati a Qasr Bin Gashsir – quelle persone hanno scelto di non salire su quei pullman che avrebbero dovuto attraversare le aree dei combattimenti. Sono donne e uomini allo stremo delle forze, chiedono disperatamente di essere salvati dall’Europa e si oppongono all’ennesimo trasferimento forzato nell’ennesimo campo dove le loro vite sono appese alla volontà dei carcerieri”.

UNHCR: Libia non è un possibile porto di sbarco per i migranti soccorsi nel Mediterraneo

Dopo dieci giorni di duri scontri, mentre la tregua in Libia regge,  l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) lancia un monito: la Libia non è un possibile porto di sbarco per i migranti soccorsi nel Mediterraneo, per via dei ‘gravi abusi’ che questi rischiano di subire in quel Paese. Il monito è stato ribadito in una valutazione (aggiornando le precedenti direttive risalenti al 2015) verso la Liba. ACNUR ha detto che il Paese nordafricano “non soddisfa” i criteri del luogo sicuro, previsti per i porti di sbarco dopo i salvataggi in mare e ha invitato, quindi, gli Stati a “non riportare in Libia i cittadini di Paesi terzi intercettati o soccorsi in mare” e “a garantire che le persone bisognose di protezione internazionale possano accedere a procedure di asilo eque ed efficaci, dopo lo sbarco”. Intanto, in accordo con il ministero dell’Interno libico è stato “organizzato il ricollocamento in un centro di detenzione più sicuro” di 800 migranti che erano in pericolo a causa degli scontri fra milizie a Tripoli in quello di Trik al Matar.

 

Fonte: Migrantes online