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Papa a giovani: Possono capitare dubbi, per uscirne necessaria compagnia di chi ti aiuta ad andare avanti

Roma. “Ho avuto tanti dubbi davanti a calamità, a cose che sono successe nella mia vita. Come sono riuscito a uscire? Non sono uscito da solo. Non si può mai uscire da soli dal dubbio, ci vuole la compagnia di qualcuno che ti aiuti ad andare avanti”. Lo ha detto Papa Francesco rispondendo a Carlotta, una ragazza da lui incontrata durante l’incontro con i giovani della catechesi alla parrocchia di San Giulio, a Monteverde. Così ha risposto a una domanda se gli sono mai venuti dubbi sulla sua fede. “Per questo bisogna sempre parlare con amici, i genitori, con il catechista. Bisogna parlare dei dubbi con Gesù. Alcune volte qualcuno mi dice ‘io sono arrabbiato con Gesù’ ma arrabbiarsi con Gesù è un modo di pregare. Non fare finta davanti a Gesù, bisogna dire ‘ho questo dubbio’ ed è una bella preghiera”, ha aggiunto.

Papa fa foto con spilla “Apriamo i porti”

Una foto che fa parlare il mondo: è quella che si è fatta fare Papa Francesco con la spilletta “Apriamo i porti”. A fare questo selfie è stato don Nandino Capovilla, parroco di Marghera, in Provincia di Venezia. Lui ha partecipato a Sacrofano alla visita papale con le realtà di accoglienza “Liberi dalla paura”. Il sacerdote si è fatto fotografare dal pontefice e l’immagine è stata da lui stesso rilanciata su Facebook. In poco tempo l’immagine è diventata virale del web, anche perché segno dell’accoglienza che da sempre contraddistingue la Santa Sede e la Chiesa a sostegno dei migranti.

La paura è l’origine della schiavitù

Ha detto il Papa: «La paura è l’origine della schiavitù, di ogni dittatura, perché sulla paura del popolo cresce la violenza dei dittatori… Di fronte alle cattiverie e alle brutture del nostro tempo, anche noi, come il popolo d’Israele, siamo tentati di abbandonare il nostro sogno di libertà… E non bastano le parole umane di un condottiero o un profeta quando non riusciamo a sentire la presenza di Dio e non siamo capaci di abbandonarci alla sua provvidenza. Così ci chiudiamo nella nostra routine rassicurante, e rinunciamo al viaggio verso la Terra promessa per tornare alla schiavitù dell’Egitto. Questo ripiegamento su se stessi, segno di sconfitta, accresce il nostro timore verso gli “altri”, gli sconosciuti, gli emarginati, i forestieri… Questo si nota particolarmente oggi di fronte all’arrivo di migranti e rifugiati… Il timore è legittimo, anche perché manca la preparazione a questo incontro… Ma rinunciare a un incontro non è umano: l’incontro con l’altro è anche incontro con Cristo. È lui che bussa alla porta chiedendo di essere incontrato e assistito».