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Europa, ambasciatore: Francesco la vuole famiglia di popoli

“Una penuria di solidarietà inaccettabile tra i suo Stati membri, come dimostra la questione migratoria”. A denunciarlo è Pietro Sebastiani, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede. E’ lui a sottolineare la dicotomia tra l’odio e il pensiero di Papa Francesco che vuole invece vedere una “Europa” come “una famiglia di popoli”, Lo sguardo di Francesco verso l’Europa, aggiunge, “non è quello di un estraneo, ma di un ‘esterno’ che ammonisce che senza memoria si smarrisce il senso delle proprie azioni e la strada per l’avvenire” e incoraggia ad “ampliare l’orizzonte prospettico per rapportarsi con il resto del mondo e richiama il ruolo del cristianesimo nella costruzione dell’Europa”.

Chiesa, Papa: Guardatevi dal lievito dei farisei

“Ci sono cristiani ipocriti, che non accettano il lievito dello Spirito Santo. Per questo Gesù ci ammonisce: ‘Guardatevi del lievito dei farisei’”. E’ quanto ha detto Papa Francesco durante un’omelia della messa celebrata nei giorni scorsi a Santa Marta.”Dal di fuori voi siete belli, come i sepolcri, ma dentro c’è putrefazione o c’è distruzione, ci sono le macerie”, ha detto. “Il lievito dei cristiani è lo Spirito Santo, che ci spinge fuori, ci fa crescere, con tutte le difficoltà del cammino, anche con tutti i peccati, ma sempre con la speranza”.

Marcia: azioni di amore, di gentilezza e di misericordia,

Contrastare l’odio e la paura con una marcia fatta di un milione di chilometri. L’iniziativa è stata promossa dal cardinale Luis Antonio Tagle, presidente di Caritas Internationalis, proprio per sostenere il viaggio di migranti e rifugiati. “La grande sfida, in questi tempi di dure divisioni è di opporre alla retorica della paura e dell’odio azioni di amore, di gentilezza e di misericordia, come quelle proposte nella nostra campagna Share the Journey”, ha detto Tagle. La campagna è stata lanciata dal Papa il 27 settembre 2017 con “Share the Journey” e dura due anni. “Vuole essere una risposta concreta all’appello del Papa per dar forza alla cultura dell’incontro, facilitando un’interazione positiva tra migranti, rifugiati e comunità locali. Un primo passo per costruire società più unite e inclusive”. Sono più di 160 le Caritas impegnate, nel mondo, in questo progetto.

Pontefice riceve in Vaticano presidente Montenegro

Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano il Presidente della Repubblica di Montenegro Milo Djukanovic. L’obiettivo dell’incontro è stato discutere del processo di integrazione europea, della promozione della convivenza interetnica e interreligiosa. “Nel corso dei cordiali colloqui – riferisce la Santa Sede – è stato messo in evidenza il positivo contributo della comunità cattolica alla società montenegrina. Successivamente, ci si è intrattenuti sulla situazione nel Paese e sul processo di integrazione europea, nonchè su temi di interesse regionale, tra i quali l’impegno nella promozione della convivenza interetnica e interreligiosa, e la salvaguardia del patrimonio ambientale”.

Nasce a Roma casa per donne rifugiate e migrante in situazioni di vulnerabilità

Nascono a Roma due case per le donne rifugiate con bambini e per le migranti in situazioni di vulnerabilità. Si chiama “Chaire Gynai”, frase in greco che sta per “Benvenuta donna”.  L’iniziativa è stata resa possibile oltre che dalla Congregazione delle suore Missionarie Scalabriniane, anche dal Dicastero della Santa Sede per il Servizio dello Sviluppo umano integrale (Sezione migranti e rifugiati) e dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, della UISG (Unione Internazionale Superiore Generali).

Le Scalabriniane hanno coinvolto anche le Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, che hanno messo a disposizione gli spazi. Oggi anche altre Congregazioni religiose femminili contribuiscono alla buona riuscita del progetto.  Le due case (tra le prime del genere in Italia) nascono in via della Pineta Sacchetti e in via Michele Mercati e saranno inaugurate il prossimo 30 settembre. Sono accolte le donne che hanno già ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiate in Italia o che potrebbero regolarizzare la loro condizione migratoria, includendo anche donne per cui è necessaria la trasformazione del tipo di permesso. Nelle due case si potrà stare per un periodo che va dai 6 mesi a un anno massimo, fino a che non abbiano raggiunto una completa autonomia e integrazione.

Una siriana, una congolese, una uganda: sono loro le prime entrate nella casa. Si tratta di persone che hanno avuto nelle loro comunità una serie di percorsi professionali che potrebbero essere utili in un processo di integrazione. Tra loro, anche una avvocatessa esperta di diritti umani.

“Per noi lavorare con i migranti è una grande grazia che conferma la nostra missione. Ringraziamo Papa Francesco per il suo appello e la sua chiamata rivolte a tutto il mondo, invitandoci ad assumere quanto a lui sta cuore, cioè le donne migranti e rifugiate con bambini; il mio ringraziamento anche alla Congregazione delle Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù che molto generosamente hanno aperto le loro case e insieme possiamo gestire le case; anche la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica con il Dicastero della Santa Sede per il Servizio dello Sviluppo umano integrale (Sezione migranti e rifugiati), sono i protagonisti di questo progetto grande, così pure la stessa UISG (Unione Internazionale Superiore Generali). Tra noi c’è una grandissima collaborazione per sostenere i migranti”, spiega suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane. “Accogliere, proteggere, promuovere, integrare sono i quattro verbi guida per Papa Francesco e sono i quattro verbi che guidano le nostre scelte pastorali, perché nessuno deve sentirsi straniero, tutti siamo figli e figlie dello stesso Padre”, ha aggiunto.


“Valorizziamo il principio della dignità umana, il diritto alla libertà e all’uguaglianza, la valorizzazione delle persone e la loro tutela – spiega suor Eleia Scariot, scalabriniana coordinatrice del progetto – L’intenzione è quella di sostenere le donne nel loro percorso di integrazione e valorizzazione professionale. La base è il riscatto della speranza: queste donne ricevono aiuto e accompagnamento umano e professionale, vivendo esperienze di convivenza, di divertimento e di spiritualità che siano rivitalizzanti per riscattare la stima di loro stesse, spesso ferita durante il loro viaggio migratorio. E nello stesso tempo queste donne e i loro figli potranno contribuire alla costruzione di una società diversa, qui nel territorio romano dove sono inserite”.

Le Suore Missionarie Scalabriniane nascono nel 1895 a Piacenza e sono attualmente presenti in 26 Paesi del mondo. Sono impegnate in attività di pastorale e assistenza diretta dei migranti in situazioni di emergenza; nei progetti formativi, nell’accompagnamento in processi di rielaborazione d’identità e di integrazione nel territorio; nel sostegno pastorale; nell’insegnamento della lingua; nel protagonismo attivo degli stessi soggetti in mobilità.

 

Papa: Prestare attenzione al servizio della carità

“Per essere Chiesa della carità’ missionaria, occorre prestare attenzione al servizio della carità che oggi è richiesto dalle circostanze concrete”. E’ quanto ha detto Papa Francesco in un incontro con i fedeli in Sicilia, a Piazza Armerina. “I sacerdoti, i diaconi, i consacrati e i fedeli laici sono chiamati a sentire compassione evangelica per i tanti mali della gente, diventando apostoli itineranti di misericordia nel territorio”, ha aggiunto. “Con semplicità andate per i vicoli, i crocicchi, le piazze e i luoghi di vita feriale, e portate a tutti la buona notizia che è possibile una convivenza giusta, piacevole e amabile, e che la vita non è oscura maledizione da sopportare fatalisticamente, ma fiducia nella bontà di Dio e nella carità dei fratelli”.

Papa: Abbiamo bisogno di unione, non di solisti fuori dal coro

“Il vescovo non può avere tutte le doti, l’insieme dei carismi – alcuni credono di averne, poveretti! – ma è chiamato ad avere il carisma dell’insieme, cioè a tenere uniti, a cementare la comunione. Di unione ha bisogno la Chiesa, non di solisti fuori dal coro o di condottieri di battaglie personali”. E’ quanto ha detto Papa Francesco, nel corso dell’udienza con i vescovi dei Territori di Missione che in Vaticano hanno partecipato al Seminario promosso dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. “Il Pastore raduna: vescovo per i suoi fedeli, è cristiano con i suoi fedeli. Non fa notizia sui giornali, non cerca il consenso del mondo, non è interessato a tutelare il suo buon nome, ma ama tessere la comunione coinvolgendosi in prima persona e agendo con fare dimesso. Non soffre di mancanza di protagonismo, ma vive radicato nel territorio, respingendo la tentazione di allontanarsi di frequente dalla Diocesi, la tentazione dei ‘vescovi da aeroporto’ e fuggendo la ricerca di glorie proprie”.

Papa: Umanità affamata di pane, libertà, giustizia, pace

“L’umanità è affamata di pane, di libertà, di giustizia, di pace. Di fronte al grido di fame di tanti fratelli e sorelle in ogni parte del mondo non possiamo restare spettatori distaccati e tranquilli. L’annuncio di Cristo, pane di vita eterna, richiede un generoso impegno di solidarietà per i poveri, i deboli, gli ultimi, gli indifesi. Questa azione di prossimità e di carità è la migliore verifica della qualità della nostra fede, tanto a livello personale, quanto a livello comunitario”. E’ quanto ha detto Papa Francesco.

Yemen, Papa aiuta rifugiati in isola coreana

Papa Francesco in aiuto dei rifugiati yemeniti che da qualche settimana vivono sull’isola coreana di Jeju. Lo ha fatto dando loro 10mila euro che il Pontefice ha consegnato al vescovo dell’isola, monsignor Peter Kang U-il, per le persone assistite nella diocesi. Gli yemeniti in fuga dal loro Paese sono entrati in Corea del Sud usando il programma che permette agli stranieri di restare sull’isola senza visti fino a tre mesi.

Sprechi, Papa: Mai buttare il pasto avanzato

“Mai buttare il pasto avanzato! O si rifà o si dà a chi non ha da mangiare e ne ha bisogno. Se hai questa abitudine ti do un consiglio: parla con i tuoi nonni e chiedi loro cosa facevano con il cibo avanzato…”. E’ quanto ha detto Papa Francesco nel corso dell’Angelus in piazza San Pietro dopo il racconto del Vangelo sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci. “Gesù si prende cura a tal punto delle persone affamate, da preoccuparsi che non vadano perduti neppure i più piccoli pezzi di pane con il quale le ha nutrite. Ad imitazione di Cristo, l’umanità intera è chiamata a far sì che le risorse, esistenti nel mondo, non vadano perdute, non siano destinate a scopi di autodistruzione dell’uomo, ma servano al suo vero bene e al suo legittimo sviluppo. Di fronte al grido di fame – ogni sorta di ‘fame’ – di tanti fratelli e sorelle in ogni parte del mondo, non possiamo restare spettatori distaccati e tranquilli. L’annuncio di Cristo, pane di vita eterna, richiede un generoso impegno di solidarietà per i poveri, i deboli, gli ultimi, gli indifesi. Questa azione di prossimità e di carità è la migliore verifica della qualità della nostra fede, tanto a livello personale, quanto a livello comunitario”, ha continuato.