Suore Missionarie di San Carlo Borromeo Scalabriniane

L’esperienza missionaria scalabriniana a Neuchâtel

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Neuchatel

Essere donne e migranti : è questa l’esperienza che le Suore Missionarie Scalabriniane di Neuchâtel, in Svizzera, hanno presentato durante i «Femmes-Tisches», le tavole rotonde di discussione organizzate dalle donne e offerte in diverse lingue. Si tratta di eventi di confronto plurilingue che hanno visto la partecipazione diretta delle Scalabriniane. La comunità svizzera composta da tre suore : Suor Manuela, Suor Patrizia (che ha raggiunto la comunità da metà febbraio) e Suor Thérèse. Suor Manuela lavora nella pastorale con la comunità portoghese. Suor Patrizia, dopo i primi voti, ha raggiunto la comunità continuando la sua formazione alla vita consacrata scalabriniana. Suor Thérèse, invece, lavora nel campo dei richiedenti asilo in Svizzera, nel centro federale di Perreux e nella pastorale in parrocchia Suor Patrizia e Suor Thérèse sono state invitate per dare una testimonianza ai ragazzi del campo vocazionale promosso dal servizio della pastorale giovanile della diocesi di Losanna, Friburgo e Ginevra.

«Lo scopo era di fare scoprire a questi ragazzi la vita religiosa missionaria, eravamo due suore proprio come i due discepoli di Emmaus – spiega Suor Thérèse – Abbiamo introdotto la presentazione con il canto in francese: ‘ Il tuo amore mi conosce, nessun pensiero ti è nascosto. Mai tu dormi, non posso vivere senza il tuo amore’. Essere in due e fare una presentazione in lingua francese e italiana, rispecchia già il nostro essere Scalabriniana, e la ricchezza nella nostra diversità, questa è stata anche una delle domande che i ragazzi ci hanno posto. Dio mi ha chiamata fin da bambina, il mio contatto con Lui è iniziato con il catechismo, la scoperta della vocazione scalabriniana è nata nella mia esperienza di essere ‘migrante con i migranti’, ma ci è voluto del tempo per integrare questo processo. ‘Siate misericordiosi come il Padre vostro è Misericordioso, la via per rispondere a questo progetto era di accettare di consacrare tutta la mia vita a Dio per il servizio ai migranti e rifugiati’». Per Suor Patrizia la vocazione scalabriniana è nata nella consapevolezza di essere figlia dell’emigrazione: ‘Seguimi’ un seguire che è durato del tempo per abbandonare il tutto e seguire il Signore».

Nel servizio nel centro federale di Perreux, dove si trova il campo dei richiedenti asilo, le suore sono integrate in un equipe di cinque collaboratori. Domenica 18 aprile, tra l’altro, è stato celebrato il battesimo di un bambino profugo di origine angolana. Giorno 25 marzo la comunità ha avuto un altro appuntamento importante: Sr.Therese ha partecipato aa una diretta su Radio Maria a Losanna per parlare della vocazione alla vita consacrata religiosa, per conoscere la Congregazione Scalabriniana e il suo anno giubilare dei 125 anni.

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